Gentilini: «Rievocazione di un passato reale Scusate, cosa c’è di male?»

Ognuno con le proprie ragioni: si schierano i pro e i contro. La ricostruzione sdrammatizzata del “casino” in piazza Pio X non lascia indifferenti le due fazioni. Resta il fatto che va sottolineata l’originalità della proposta, collocata tra le arti e i mestieri che non ci sono più ma appartengono alla storia della città. Testimone del tempo, il novantenne ex sindaco Gentilini, che a suo tempo i casini li frequentò.
«Cosa c'è di male? Fanno parte del nostro passato e si tratta di una ricostruzione d'ambiente, non di nostalgia dell'uomo padrone e della donna ancella. Dio stramaledica... non gli inglesi, ma chi nega il proprio passato. Le case di tolleranza erano ben amate dallo Stato e su di esse cadeva anche una specie di oblio della Chiesa. Mi raccontò un volontario della guerra d'Africa che quando gli alpini conquistarono Addis Abeba agli origini del generale Graziani, il Governo fece trovar loro, come premio, una decina di "ragazze" fatte arrivare appositamente dall'Italia per dare loro sollazzo. Lo Stato, hai capito? era lo Stato a farsi imprenditore della prostituzione, altro che balle»
Sì, ma erano altri tempi. Lei prima e Salvini poi avete chiesto di reistituire la prostituzione nelle case chiuse.
«Io non mi vergogno, mi feci interprete di questa idea già nel 1995 e fui biasimato e poi copiato da molti. Salvini conpreso, di recente. Le ragioni a favore che portai furono quelle di ordine pubblico e di igiene: è meglio adesso, quando il mercimonio avviene per strada sotto gli occhi di tutti e intanto si diffondono le malattie? No, io non sono un nostalgico, sono pragmatico. Se ci andavo? Sì certo, Come tutti gli studenti universitari andavo nella casa di lusso, quella di via Marzolo, vicino a via Roggia, dove le ragazze mi offrivano quello che poi scoprii chiamarsi "tiramisù". Andavamo lì anche senza consumare, qualcuno s'innamorava pure, e la "madame" ogni tanto ci rimproverava; "Basta fare flanella, in camera o a casa che qui non stiamo a perdere tempo". In Cae de Oro c'erano quelli più popolari, anche come tariffe. Spero che in Piazza Pio X ne ricostruiscano uno di lusso perché quei da pochi schei facevano un po' tristezza e se ne ricaverebbe un'immagine non veritiera».
Gentilini, ma le donne s'arrabbiano e dicono che era una condizione di schiavitù di cui poco vantarsi.
«Mica erano lager. Io invece dico che quelli erano tempi così e che oggi impera l'ipocrisia. Non puoi negare la storia. Così come viene ricostruita una trincea o un tunnel di miniera, si può ricostruire un bordello senza che ci sia niente di scandaloso. C'erano, e dunque facciamo vedere come solo, spero che in piazza Pio X ci sia una ricostruzione veritiera. Senza nessuna nostalgia, ma giusto per raccontare e documentare com’erano le cose per davvero».
Ma il corpo non si vende, né si presta…
«Invece si faceva, ognuno fa ciò che vuole?. Io non ci giro attorno, io non discuto perché e percome. Si faceva ed era considerato normale. Raccontare un mestiere che, per quanto provochi pruderie e scandalo, magari finto, è giusto e normale. Si può raccontare di chi fabbricava zufoli, faceva le tiramolla alle fiere o ferrava i cavalli, si può, ma raccontare come si svolgeva uno dei più antichi commerci del mondo no. Ipocrisie, pure ipocrisie«.
A.F.
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