Firma certificati come un medico, ma è un gelataio

Aveva stipulato convenzioni con numerose strutture sportive del Veneto. In soli due mesi ha vidimato mille idoneità a 25 euro l’una. Denunciato dal Nas
Un medico a lavoro
Un medico a lavoro

TREVISO. Da gelataio a medico sportivo senza alcun titolo. Anzi, con titoli (in questo caso una laurea in Medicina e Chirurgia e una tessera dell'Ordine dei medici) talmente contraffatti da sembrare veri e propri falsi d'autore. È questa l’incredibile parabola di Carlo Brutto, veronese di Bosco Chiesanuova, località Campo Leva, 50 anni il prossimo 7 aprile, denunciato dal Nas di Padova (Nucleo anti sofisticazione dei carabinieri) per sostituzione di persona, falsità in atti, ed esercizio abusivo della professione medica.

Una parabola, la sua, che si sta chiudendo con un patteggiamento, ma che lascia aperti alcuni interrogativi: primo fra tutti come sia possibile che una persona possa inventarsi di diventare medico senza alcun controllo incrociato.
Secondo l’accusa, infatti, l’uomo, titolare di una ditta di gelati, avrebbe lavorato come medico sportivo dalla fine del 2012 fino al termine del 2013. I militari del Nas hanno accertato che in soli due mesi Brutto ha redatto più di mille certificati di idoneità sportiva a 25 euro ciascuno. Che moltiplicati per un anno fanno una bella cifra. Brutto era riuscito a stipulare convenzioni per visitare gli atleti con numerose strutture sportive del Veneto.

Settimanalmente si presentava in una di queste strutture per visitare le persone che volevano iniziare l’attività sportiva e rilasciava i certificati di idoneità con tanto di “striscia” dell’elettrocardiogramma (a riposo). Brutto aveva perfino acquistato un apparecchio per Ecg, anche se poi, per sicurezza, faceva controllare i risultati a un ignaro amico cardiologo che, sentito dai carabinieri, ha manifestato ai militari le sue perplessità sul fatto che ogni tanto Brutto si presentava nel suo studio con gli elettrocardiogrammi delle persone visitate. Il falso professionista è stato scoperto grazie alla serietà di una delle società sportive con cui il finto medico aveva stipulati una convenzione per rilasciare certificati di idoneità. Al momento di emettere una delle fatture a favore del medico, infatti, si sono accorti che la partita Iva era la stessa di quella di una ditta di gelati, la Dolce e Fresco srl di San Giovanni Lupatoto (Verona), azienda che aveva come ragione sociale la produzione e la commercializzazione di gelati e torte salate, costituita nel 2002 e resa inattiva nel 2012, il cui amministratore risultava essere proprio Carlo Brutto. Un caso di omonimia? Un errore dell’anagrafe tributaria? Niente di tutto ciò. E il palco è cascato.

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Tra le piscine vittime del falso medico quelle della società Gis di Castelfranco Veneto (parte lesa) che gestisce la Molinetto di Malo (Vicenza), La Torre di Sandrigo (Vicenza), Le Magnolie di Piazzola sul Brenta (Padova), la Comunale di Arzignano (Vicenza). Oltre alla piscina di Bosco Chiesanuova (Verona) e a quella di una società di pallanuoto di Verona. Brutto si era, per così dire, anche specializzato nel tenere corsi per l’uso di defibrillatori. Dopo che il Nas ha scoperto la vicenda, tutte le piscine sono corse ai ripari, sistemando la questione idoneità dei loro tesserati.

L’ipotesi degli investigatori è che la crisi economica abbia convinto Brutto a chiudere i battenti della sua ditta di gelati. Nulla si sa, tuttavia, sul perché abbia deciso di fingersi medico e come gli sia venuta l’idea di falsificare il certificato di laurea. Laurea, tra l’altro, che, stando al documento, sarebbe stata conseguita all’Università di Padova a firma del Rettore Mario Bonsembiante (Carlo Brutto è stato anche modesto: si è dato come voto “solo” 96/110). Ancora più ingegnosa la falsificazione del tesserino dell’Ordine dei medici. Secondo gli investigatori, infatti, Brutto, probabilmente navigando in rete, si era imbattuto in un suo omonimo, dentista in provincia di Cosenza. Aveva copiato il numero della tessera e l’aveva replicato su una falsa, corredata con i suoi dati anagrafici e la sua fotografia. Poi l’aveva fotocopiata e con la fotocopia era andato ai carabinieri a denunciarne lo smarrimento. Secondo i militari girare con la denuncia di smarrimento del tesserino gli garantiva di poter lavorare senza che nessuno potesse mettere mano sulla tessera e magari scoprire che era taroccata.
 

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