Finta manager truffa negoziante: condannata
/ mogliano
«Sono avvocato e manager di Bulgari e conosco molto bene il ceo Jean-Christophe Babin. Posso fartelo conoscere per aprirti a nuove e importanti opportunità». Con queste parole la sedicente legale era riuscita a farsi amica e a carpire la fiducia di una commerciante di Mogliano, con negozio di oggettistica in centro a Mestre, fino a indurla a prestarle 74.000 euro in contanti e 100.000 euro di prodotti di lusso. Peccato che la sedicente avvocato, Giada Di Cesare, 49 anni di Martellago, con Bulgari e il suo ceo non avesse nulla a che fare e fosse riuscita, nel periodo tra il 2015 e il 2016, a spillare quasi 200 mila euro alla nota commerciante di Mogliano (costituitasi parte civile con l’avvocato Alessandro Canal).
Ieri pomeriggio, il processo è arrivato al suo ultimo atto e Di Cesare è stata condannata dal giudice Umberto Donà alla pena di un anno e 6 mesi per truffa e al risarcimento di 250 mila euro alla commerciante moglianese, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 200 mila euro. Mano pesante del giudice che le ha anche revocato la sospensione condizionale della pena e dunque, salvo sorprese, la donna rischia concretamente di finire in carcere.
Il fatto risale al maggio 2015 quando la finta manager si presenta nel negozio di Mestre della commerciante moglianese sostenendo di essere figlia di una sua storica cliente e di essere diventata una manager affermata di Bulgari, oltre che avvocato. A quella seguiranno altre visite, tutte in un arco di tempo ravvicinato con tanto di piccoli acquisti. Dopo essere entrata in confidenza, ecco le prime richieste di denaro. La donna sostiene di aver bisogno di soldi per far fronte anche a spese per la propria salute e di non poter usare la ricca eredità del padre a causa di un pignoramento.
Si calcola che a primavera inoltrata del 2016, la sedicente manager riesca a spillare alla commerciante moglianese qualcosa come 100 mila euro di prodotti di lusso (borse e altro) e quasi 80 mila euro in contanti. «Ti restituirò tutto appena si sblocca l’eredità di mio padre», le aveva promesso. Addirittura, per giustificare il ritardo nella restituzione dei soldi, la donna invia alla commerciante un falso certificato medico a suo nome dove si attesta che era malata di tumore. La commerciante, alla fine, dopo aver capito di essere stata raggirata, denuncia la falsa manager. Ieri la sentenza. —
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