Ferì la moglie con il cellulare cinese patteggia undici mesi

san fior. Ha patteggiato 11 mesi di reclusione per aver maltrattato la moglie per quasi otto anni. Una vicenda emersa lo scorso maggio quando, al culmine di una lite in famiglia, l’uomo, un cinese di 47 anni (difeso dall’avvocato Sebastiano Coletti), attualmente residente a Conegliano, aggredì la moglie, spaccandole in testa il suo cellulare nella loro abitazione di San Fior. Fu l’ultimo episodio di violenza tra le mura domestiche che indusse la donna a denunciarlo. In denuncia la donna sottolineò di essere bersaglio di aggressioni e maltrattamenti da 8 anni a questa parte con cadenza settimanale a causa del fatto che l’uomo, spesso, tornava a casa ubriaco e aggressivo. Ieri mattina, il patteggiamento davanti al giudice Gianluigi Zulian, accordato dopo che l’imputato ha risarcito la moglie con una somma da 10.000 euro in cambio del ritiro della costituzione di parte civile. Il fatto risale al 7 maggio scorso quando l’uomo, in preda ai fumi dell’alcol e al culmine dell’ennesima lite, prese il cellulare e si scagliò contro la moglie, colpendola più volte alla testa con il telefonino tanto da causarle un profondo taglio mentre la donna, nel tentativo di difendersi dall'aggressione dell'uomo, lo aveva colpito ad un occhio. Furono i carabinieri di Conegliano a sedare la rissa scoppiata poco dopo l'ora di cena tra una coppia di cinesi residenti a San Fior.
L'uomo, W.G. fu arrestato per lesioni e maltrattamenti e gli fu applicata la misura del divieto di avvicinamento alla casa in cui vivono la moglie e i due figli, uno maggiorenne e uno minorenne. Erano le 22 di quel giorno quando intervennero i carabinieri di Conegliano, chiamati dai vicini spaventati per le urla che provenivano dall'appartamento della coppia. La donna aveva alcuni lividi sul viso, ai polsi e un evidente taglio sulla testa. «Mi ha colpito con il telefono cellulare»: aveva detto la donna ai militari. Il litigio, si scoprì poi, fu solo l'ultimo di una serie di episodi violenti. La situazione tumultuosa della famiglia era infatti già nota alle forze dell’ordine ma fu quell’episodio ad innescare il procedimento. —
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