Famiglia di Paese nell’inferno di Istanbul

Il prof Sartori in fuga dopo un lancio di lacrimogeni, una figlia è stata aggredita. Li ha aiutati una giornalista musulmana
Di Davide Nordio

PAESE. In fuga precipitosa da Istanbul, mentre scoppia la guerriglia in piazza Taksim. Avventura ad alta tensione per una famiglia di Postioma: quella che doveva essere una breve vacanza in Turchia, martedì scorso si è trasformata in un incubo. «La prospettiva era attendere 24 ore in aeroporto, ma poi siamo riusciti a partire con il primo volo utile per Francoforte, per interessamento della Farnesina» racconta il professor Lino Sartori. Con la famiglia aveva colto l’opportunità di una conferenza a Istanbul di una delle figlie che ora lavora in Cina per andare a trovarla. «Eravamo preoccupati per le manifestazioni, ma non c’erano divieti per i turisti. Abbiamo comunque segnalato al Ministero degli Esteri la nostra presenza lì in quei giorni». Il professor Sartori, esperto di tematiche giovanili e di lavoro, era anche interessato a capire la situazione turca. Ha incontrato docenti universitari ed esponenti religiosi, constatando di persona che le manifestazioni al 95 per cento erano pacifiche. Ma martedì la situazione è precipitata. La polizia ha caricato i manifestanti a Piazza Taksim, il fumo dei lacrimogeni è arrivato fin dentro la casa dove i Sartori stanno cenando. Ed è arrivato loro un sms dalla Farnesina: «Abbandonate subito Istanbul». «In fretta e furia abbiamo raccolto le nostre cose e siamo scesi in strada. Intorno c’era la guerriglia: il problema era arrivare in aeroporto. Per fortuna è arrivato un taxi, una donna musulmana, forse una giornalista, che era già a bordo, ci ha detto di salire. Siamo partiti a razzo». E qualche ora prima era successo un altro episodio. Una delle figlie di Sartori era stata aggredita da un giovane: «Avevo chiesto informazioni a un diciottenne che parlava bene inglese, si è offerto di accompagnarci. Io e mia moglie siamo andati qualche metro avanti, le nostre figlie facevano foto. Ad un certo punto le abbiamo sentite urlare: il giovane aveva aggredito una di loro, hanno reagito ed è scappato». Per Sartori anche questa vicenda è emblematica di quanto sta avvenendo in Turchia: «È una situazione complessa e contraddittoria, con la gente che chiede quella democrazia che esiste solo sulla carta costituzionale, e dove è innegabile l'autoritarismo del governo, visto il rapporto uno a due tra polizia e manifestanti. E oggi in Turchia la vita delle donne non è per nulla facile. Anche se può capitare che sia una donna turca che ti mette in salvo, e rischiando grosso perché qualcuno potrebbe non gradire la sua intraprendenza e che si dimostri amica di occidentali».

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