Falsi bond, il “depistatore” salva Loy

Un intrigo internazionale a base di falsi titoli di Stato americani per un valore nominale di oltre 500 miliardi di dollari. E un trevigiano coinvolto insieme ad altri personaggi «oscuri», in particolare un faccendiere chiamato in causa per un depistaggio sulla strage della stazione di Bologna.
Lui è Stefano Loy, 50 anni, triestino di origine, ma da anni residente nella Marca, specializzato in attività finanziarie di altissimo livello. L’altra mattina, a Roma, si è tenuta una nuova udienza del processo che lo vede accusato con altre cinque persone di aver formato un’associazione criminale che avrebbe prodotto e venduto 38 falsi titoli di credito del Tesoro americano, gli International Bill of Exchange (Iboe). La Guardia di Finanza ne ha recuperati 20 per un valore complessivo di 565 miliardi di dollari.
Il ruolo di Loy, secondo le contestazioni della magistratura romana, sarebbe stato quello di mediatore, procacciatore e materiale promotore delle negoziazioni degli Iboe; in particolare avrebbe condotto le trattative a Dubai dove la banda avrebbe cercato di piazzare i titoli in questione. Per inchiodarlo, la Procura contava sulla testimonianza di un altro imputato. Un nome tutt’altro che nuovo alle cronache italiane: Elio Ciolini. Nato a Firenze nel 1946, l’uomo è stato in passato al centro di oscure rivelazioni, più o meno attendibili. Il «depistaggio» più clamoroso che gli è stato attribuito è quello delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna: al giudice Ciolini avrebbe raccontato che l’attentato era stato commissionato da una fantomatica loggia massonica «Montecarlo», promanazione della P2. L’uomo, latitante, è stato arrestato lo scorso settembre in Romania che ha concesso l’estradizione limitatamente a un solo processo, quello sull’utilizzo di titoli fasulli (dello stesso genere di quelli contestati al trevigiano) per una finta scalata alla Roma Calcio. Ebbene, il faccendiere era stato chiamato a deporre anche nel procedimento che lo vede imputato insieme a Loy. L’altra mattina però l’uomo non ha parlato: la difesa del trevigiano, rappresentata dall’avvocato Fabio Pavone, ha infatti ottenuto che la sua deposizione fosse dichiarata non ammissibile in quanto l’estradizione era sta concessa solo per l’altro procedimento e non per quello in corso. Così, il silenzio del faccendiere, ha salvato, almeno l’altra mattina, il trevigiano. La linea della difesa, comunque, è articolata: i titoli ritenuti falsi erano, in realtà, solo dei documenti dimostrativi che venivano portati agli istituti di credito per avviare le trattative. Qualora le banche avessero accettato di acquisirli, allora, sarebbero stati forniti i codici che avrebbero permesso l’accesso ai veri Iboe. I titoli, in afferma quindi l’avvocato Pavone, erano autentici. L’udienza è stata rinviata al prossimo 8 luglio.
L’indagine della Guardia di Finanza nasce alla fine del 2008 ed è basata su intercettazioni, pedinamenti, controlli doganali, accertamenti internazionali che portano alla luce - secondo gli inquirenti - la diffusione di titoli destinati a intossicare il mercato finanziario. Loy, tramite un aggancio torinese, sarebbe entrato nell’organizzazione che avrebbe operato sui mercati finanziari mediorientali e asiatici. Il gruppo, ritengono gli inquirenti, avrebbe cercato di entrare nelle grazie dei pezzi grossi della finanza italiana e di quella internazionale.
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