False visite mediche: cassiere a processo

di Sabrina Tomè
Cassiere di una banca del centro a processo con l’accusa di frode alle assicurazioni: presentava falsi certificati di prestazioni mediche specialistiche ottenendo il rimborso delle spese documentate, ma mai sostenute. In casa la polizia, che ha condotto le indagini, gli ha trovato una vera e propria stamperia di certificati medici fasulli: timbri con impressi i nomi di studi medici, blocchetti di ricette e blocchetti di fatture.
Lui è P.S., 37 anni, residente in un Comune del circondario di Treviso, cassiere in un prestigioso istituto di credito del centro cittadino. Un dipendente molto conosciuto dai clienti non solo perché brillante e affabile, ma anche perché sempre elegante e griffatissimo, abituato a girare a bordo di auto di grossa cilindrata. Un uomo, però, con molto problemi di salute stando almeno alle pratiche che presentava alla Allianz Lloyd Adriatico, la compagnia con cui la banca è assicurata per il pagamento delle spese mediche dei dipendenti.
Non passava mese, in alcuni casi addirittura settimana, senza che P.S. inviasse alla compagnia di assicurazione una richiesta di rimborso di prestazioni specialistiche a cui sosteneva di essersi sottoposto: in un caso (anzi, in 15) il dentista, in un altro l’oculista, in un altro ancora il radiologo e così via, certificato dopo certificato. Il cassiere non si metteva in malattia, ma appunto documentava una serie di visite mediche tali da far ritenere che presentasse una salute assai cagionevole. La frequenza dei certificati e delle relative fatture in base alla quali veniva liquidato a P.S. il rimborso, ha insospettito fortemente la Allianz che ha deciso di presentare denuncia per far luce sulla situazione.
La segnalazione è arrivata in Questura e la polizia, dopo aver tenuto d’occhio per qualche tempo il cassiere, ha deciso una perquisizione nella sua abitazione. Gli investigatori hanno così trovato una vera e propria stamperia: 13 timbri intestati ad altrettanti medici specialistici di Treviso e di fuori, tutti realmente esistenti. E tutti ignari. E poi: due tamponi, tre blocchetti di ricevute sanitarie e altri blocchetti per le fatture. Infine, a fugare ogni dubbio sull’attività del bancario, gli agenti hanno trovato e sequestrato 28 fogli di visite, con la prova calligrafica delle firme dei medici. A questo punto, al cassiere, è rimasto assai poco margine per difendersi. E, infatti, ai poliziotti l’uomo avrebbe dichiarato di aver agito così perché aveva bisogno di soldi: l’alto tenore di vita a cui era abituato, con abiti costosi, weekend in begli alberghi, vacanze ed auto di lusso, l’avrebbe portato a indebitarsi più del dovuto. E , per far fronte al buco, avrebbe studiato e messo a punto il sistema dei falsi rimborsi medici.
Un meccanismo che, secondo il sostituto procuratore Iuri De Biasi, titolare delle indagini, sarebbe andato avanti per oltre un anno, dall’aprile del 2009 (data del primo certificato sospetto) al settembre 2010, quando la polizia ha perquisito l’abitazione dell’uomo. Fraudolento danneggiamento di beni assicurati è diversi reati di falso sono le contestazioni della Procura al bancario contro il quale hanno presentato querela, al momento, tre dei medici il cui nome figura nei certificati. Gli inquirenti hanno accertato, con riferimento ai soli querelanti, un raggiro da 2.365 euro di cui 1.400 euro di cure odontoiatriche. Mancano però all’appello le somme riferite alle presunte prestazioni dei professionisti che al momento non hanno depositato la denuncia.
P.S. è stato citato a giudizio: comparirà davanti al giudice del tribunale di Treviso il prossimo aprile. In quell’occasione il bancario, difeso dall’avvocato Stefania Bertoldi, spiegherà la sua verità sull’accaduto e sulla stamperia trovatagli a casa.
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