«Falsa firma di un magistrato» Bancario chiede un’indagine
Chiede la riapertura del suo caso e in particolare di far luce su una lettera che lui - forte di una perizia calligrafica - ritiene falsa. Documento che però è importante nella decisione su una causa per mobbing in corso davanti al tribunale.
Lui è un dipendente di banca, C.B., 58 anni, impiegato di un istituto di credito trevigiano con compiti sia di front office che di back office (allo sportello e dietro). Nel febbraio 2010 avvia con l’avvocato Maurizio Jacobi, una causa di lavoro lamentando pesanti comportamenti dequalificanti e discriminatori da parte di due suoi superiori. Un situazione molto pesante da sostenere tanto che è costretto a rivolgersi alle cure degli psicologi dell’Usl 9.
La causa va avanti e in una delle udienze gli avvocati della controparte depositano una lettera indirizzata al direttore del personale dell’istituto di credito apparentemente firmata da un magistrato che evidentemente aveva avuto a che fare con l’impiegato allo sportello. Nel documento in questione si fa riferimento a comportamenti inadeguati di C.B. nei confronti dei clienti. Una lettera autorevole, ritenuta per questo molto importante ai fini della decisione della causa di lavoro; una missiva sulla cui autenticità l’impiegato manifesta però svariati dubbi. Tanto da chiedere l’intervento di un perito grafologo allo scopo di esaminare la firma e verificare se è effettivamente quella del magistrato. La consulente di C.B. arriva alla conclusione che la sottoscrizione è stata falsificata. Di qui la decisione dell’impiegato di denunciare in Procura il presunto falso (in scrittura privata) a carico di ignoti. Le indagini degli inquirenti si sono concluse con una richiesta di archiviazione che il gip ha ritenuto di accogliere; la successiva richiesta di opposizione dell’impiegato ha avuto esito sfavorevole.
Di qui ora il suo appello alla magistratura: da quella misteriosa lettera, spiega C.B., dipende la sua causa di lavoro e, in estrema sintesi, il suo futuro lavorativo. Di qui la richiesta di riaprire il caso per individuare il «corvo» che avrebbe rubato la firma a un magistrato scrivendo a suo nome una lettera fasulla.
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