Fabbrica divorata dalle fiamme Oltre dieci ore di emergenza

CROCETTA. Devastante incendio ieri mattina alla AM Teknostampi in via degli Artigiani nella zona industriale di Crocetta, azienda che fa capo alla società di cui è titolare Paolo Zanetti e che produce leve ed accessori per calzature sportive. Distrutti il capannone, i macchinari, il prodotto, i pannelli fotovoltaici che erano collocati sul tetto. Salvi solo gli uffici e un magazzino nella zona retrostante dove c’erano i costosissimi stampi. Da accertare le cause dell’incendio, poiché fino al tardo pomeriggio i vigili del fuoco non erano ancora riusciti ad entrare nel capannone a fare un sopralluogo. I danni, da quantificare con precisione, sono calcolabili in vari milioni di euro. Sul posto sono intervenute squadre dei vigili del fuoco di Montebelluna, Castelfranco, Asolo, Basso Feltrino e Treviso.
I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Montebelluna hanno avviato una indagine per capire da cosa sia stato causato l’incendio e ieri mattina hanno provveduto ad acquisire i server che c’erano negli uffici e dove sono contenute anche le immagini dell’impianto di videosorveglianza interna. Da quelle immagini forse sarà possibile vedere dove si è sviluppato il primo focolaio e cosa possa averlo provocato.
Il sistema d’allarme della AM Teknostampi è scattato quando mancavano una decina di minuti alle dieci. Segnalava un incendio e nel giro di pochi minuti una densa colonna di fumo nera, visibile a vari chilometri di distanza, si è alzata dal capannone di via degli Artigiani. Sul posto hanno cominciato ad affluire le squadre dei vigili del fuoco che hanno cercato innanzitutto di isolare l’incendio per salvare una parte del complesso industriale ed evitare che potesse propagarsi alle fabbriche vicine.
È stata una corsa contro il tempo mentre le fiamme diventavano sempre più alte alimentate dal materiale plastico per la copertura dei ganci per gli scarponi da sci che si trovava all’interno. Lungo la recinzione della fabbrica adiacente c’erano pure delle bombole di acetilene. Sono state provvidenzialmente spostate mezz’ora prima che crollasse il muro nord e si abbattesse sulla recinzione divisoria tra le due fabbriche distruggendola assieme a tutto quello che era accatastato vicino.
Nel frattempo la zona veniva isolata da carabinieri, polizia locale, polizia ferroviaria, protezione civile di Montebelluna per agevolare le operazioni dei vigili del fuoco. Il cordone protettivo è stato posto prima a 100 metri dalla fabbrica in fiamme, poi a 500 metri perché sulla zona gravava una densa nube di fumo nero e c’era il rischio di crolli ed esplosioni. Sono stati fatti arrivare anche i tecnici dell’Enel per vedere se era il caso di sospendere l’erogazione dell’energia elettrica lungo la linea che passava a pochi metri dalle fiamme, e i tecnici dell’Arpav per valutare l’eventuale tossicità delle polveri che ricadevano a terra.
I vigili del fuoco hanno innaffiato di acqua la fabbrica in fiamme da tutti i lati e dall’alto con l’autoscala rifornendosi del vicino canale. Un problema in più era costituito dalla presenza all’interno di magnesio, utilizzato per la produzione delle leve. Al contatto con l’acqua si sarebbe incendiato alimentando ancora di più le fiamme. Dopo cinque ore di lavoro l’incendio era spento.
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