Erasmo, Fay, Sandy Gli eroi a quattro zampe

La Scuola italiana cani da salvataggio (Sics) di Quinto compie dieci anni. E quale miglior occasione per festeggiare il decimo anniversario con un salvataggio al largo di Caorle? È successo domenica con Massimo Salvadego ed il suo labrador Erasmo che hanno scongiurato l’annegamento un ragazzino autistico. Il responsabile delle scuola Andrea Schiavon spiega i segreti del Sics. «La scuola», spiega, «attualmente può contare su 60 unità cinofile. Per unità cinofila s’intende il padrone ed il cane, che vivono in simbiosi. Il requisito principale per conseguire il brevetto è l’affiatamento tra i due perché quando si è in acqua ci si deve fidare ciecamente l’uno dell’altro. Alla scuola ci sono due istruttori, io e la mia compagna Nicoletta Ferrulli, ed un aiuto-istruttore Cristian Rosina».
Il Comune di Quinto ha concesso alla scuola un’area dove potersi addestrare. È l’ex cava Biasuzzi, trasformata in lago artificiale, collegato al Sile: «Il Comune di Treviso, invece, ci ha concesso un ufficio nella sede della protezione civile all’ex foro Boario».
Le unità cinofile di Quinto fanno volontariato allo stato puro. «Impieghiamo il 10 per cento del nostro tempo libero per il prossimo. Inoltre facciamo 32 giornate all’anno di servizio spiaggia come presidio di salvataggio».
Ma come si diventa unità cinofila da salvataggio? Lo spiega Schiavon: «Bisogna partecipare a un corso di addestramento che dura oltre un anno. I requisiti? Il cane deve avere fatto almeno la seconda vaccinazione, quindi dai quattro mesi in su. Prendiamo cani di qualsiasi razza, ma devono avere una caratteristica fondamentale: pesare almeno venti chili. Perché bisogna avere molta forza per salvare una persona che sta annegando».
Al termine del corso c’è l’esame per conseguire il brevetto. «E per ottenerlo - continua Schiavon - bisogna superare cinque prove molto dure. C’è la prova del cane che traina al largo il suo conduttore per 110 metri fino alla persona in difficoltà o quella in cui l’animale riporta a riva dalla distanza di 70 metri una piccola imbarcazione con una fune in bocca».
Ma la più dura è la prova che vede l’unità cinofila, cane e padrone, nuotare fianco a fianco per 110 metri per recuperare due persone con un “figurante cattivo” che si mette di traverso per 15-20 secondi per aumentare le difficoltà. E non finisce qui perché il brevetto va rinnovato ogni anno davanti ad una Commissione d’esame altrimenti decade. In quattro anni di servizio nella spiaggia di Caorle, le unità cinofile hanno messo a segno 14 salvataggi. Schiavon ricorda in particolare il primo, nell’estate 2010, quando Alessandro De Fato di Preganziol, con il suo fido terranova Ljuba, salvò un padre ed un bambino. «Era una giornata con bandiera rossa e onde alte. Un uomo si avventurò al largo con il bambino sul canotto. Ad un certo punto il padre perse la presa e il canotto con il bambino finì al largo. L’unità cinofila li salvò entrambi».
Un altro episodio riguarda il vicentino Marco Ceccon con il suo dobermann Sandy. Era l’estate 2012, il giorno della finale degli Europei di calcio. «Salvarono 4 rumene in difficoltà, attaccate ad una boa al largo di Caorle».
Un aneddoto sui cani da salvataggio, riguarda i Terranova. «È il cane bagnino per eccellenza nel nostro immaginario collettivo», racconta Schiavon, «La leggenda dice che Napoleone fu salvato da un Terranova durante un naufragio al largo di un’isola. E non poteva esserci che un episodio legato al Titanic. Il grosso cane nero del primo ufficiale rimase a nuotare proprio sopra il punto in cui era annegato il suo padrone salvando poi una scialuppa di naufraghi».
Il responsabile della scuola di Quinto, però, va in controtendenza. Lui ha due cani, ma non sono Terranova. Sono Fay, un pastore tedesco grigio, e Weiss, un pitbull. «Fortunatamente», conclude Schiavon, «non abbiamo mai compiuto salvataggi. Lo scopo della nostra scuola è quello di fare anche prevenzione».
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