Emergenza abitativa, a Treviso vuota una casa ogni quattro
Gli alloggi sfitti di proprietà Ater in provincia sono poco meno di un migliaio sui 4.298 che risultano nel bilancio immobiliare dell’agenzia. Ater Treviso nell’ultimo biennio ha fatto calare un piano di investimenti in riatti da 2 milioni. Il presidente Dal Zilio: «Abbiamo ridotto il disuso di 200 unità»

Testa bassa alla caccia di ogni forma di finanziamento utile per le riqualificazioni. Questa la politica dell’Ater di Treviso che nell’ultimo biennio ha fatto calare un piano di investimenti in riatti da 2 milioni sulla scorta di una linea politica che negli ultimi mesi avrebbe già segnato la differenza, riducendo i vuoti rispetto al passato.
I numeri
Gli alloggi sfitti di proprietà Ater in provincia sono poco meno di un migliaio sui 4.298 che risultano nel bilancio immobiliare dell’agenzia e che comprendono sia gli alloggi Erp, sia i non Erp. Uno su quattro. Ma questo numero di sfitti, precisa l’azienda per l’edilizia territoriale della Marca, comprende anche gli appartamenti o gli immobili in genere che sono stati inseriti nel piano alienazioni approvato e varato ormai tre anni fa. Quello che conta oltre trecento abitazioni, di cui molte già messe all’asta.
Gli alloggi sfitti effettivi, ovvero quelli non in vendita, e destinati ai bandi Erp, «sono passati dagli 887 del 2024 ai 678 di fine 2025» sottolinea il presidente Ater di Treviso, Mauro Dal Zilio, confermato nel ruolo un mese fa, «questo dimostra come, nonostante il costante ricambio tra disdette e rinunce, la strategia che abbiamo adottato è quella giusta, e siamo certi che grazie alle intenzioni del governo e della Regione sulla casa, saremo in grado di ridurre ancora il numero delle abitazioni sfitte».
Il piano da 2 milioni
Quando Ater varò il piano alienazioni fece un distinguo tra immobili strategici (da tenere anche se in cattivo stato), e non-strategici (da vendere perchè ubicati in contesti in cui altre proprietà erano private, o in aree non Erp). Su quel che è rimasto a patrimonio, e non messo in vendita, è stato avviato un piano di riqualificazione più significativo del passato. «Parliamo di cifre quasi doppie investite nei restauri», sottolineano da Ater.
«La questione dei riatti è una di quelle che sta più a cuore ad Ater Treviso, perchè rimettere in sesto un appartamento che è sfitto e, nella maggioranza dei casi, che è stato lasciato in condizioni pessime, significa dare maggiori possibilità a chi necessita di una casa» segue Dal Zilio, «abbiamo varato un nuovo piano di investimenti per i riatti da oltre 2 milioni di euro che ci consentirà di riattare più di 100 alloggi tra il 2026 e il 2027, sono numeri significativi che offrono soluzioni per l'emergenza abitativa». Tra i principali interventi fatti ad oggi e riportati a bilancio preventivo: dodici alloggi nell’area dell’Asolano, Castellana e Montebellunese; 14 appartamenti oggetto di manutenzione straordinaria nell’ambito di Treviso; 16 alloggi nell’area dell’Autorità Urbana Coneglianese Vittoriese. «Per i rimanenti interventi (si parla di una trentina di altri alloggi, ndr), considerando le fluttuazioni dei prezzi dovuti alla contingenza economica», mette nero su bianco Ater, «è stato necessario intraprendere un’attività di revisione dei progetti e le opere saranno avviate e concluse presumibilmente entro il 2026».
Il nodo costi
Come ben evidenzia Ater stessa, è un tema cruciale. Non che i due milioni investiti in riatti oggi valgano quanto la metà dei soldi investiti in passato, ma l’aumento dei costi ha reso più dispendiosi sia i piccoli interventi, sia quelli più onerosi, rendendo ancor più onorevole l’impegno economico di Ater, ma anche spuntandolo.
«Tutte le voci di costo si sono alzate, è nei fatti, e anche noi paghiamo lo scotto» ammettono voci interne all’azienda, E anche per questo oggi si cerca di potenziare gli interventi di rimessa in pristino dell’esistente piuttosto che le nuove edificazioni, perchè ancor più soggette alle impennate del mercato. Basti pensare al cantiere per la realizzazione di 16 alloggi a Treviso, passato nell’arco di un anno (scarso) dal costare poco più di 4,8 milioni al costarne quasi 5,6.
L’appello
Non a caso, in tema di turnover e ristrutturazioni necessarie a rimettere in circolo gli immobili, il presidente Dal Zilio lancia un appello: «Molti immobili sono ancora chiusi perchè inutilizzabili, lasciati in condizioni così pessime da imporre interventi di restauro più onerosi di quelli che si potrebbero fare se ci fosse maggior cura. Proprio per questo mi sento di lanciare un appello a tutti i nostri inquilini: rispettiamo il più possibile gli alloggi popolari, per il bene di chi ci abita ma anche per gli inquilini a venire in futuro».
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