Crisi Electrolux, il documento congiunto: «Si ritiri il piano o non tratteremo»
Governo, Regioni, sindaci e sindacati uniti: «No a esuberi e riorganizzazione». Da Porcia a Susegana, è una sola voce quella che arriverà a Roma con il ministro Ciriani. Il pensiero va al 2014. Ma ora la battaglia «è nazionale e anche europea

Molte cose sono cambiate rispetto al 2014. Non l’orgoglio di un territorio che, compatto, dice No a un piano che rischia di portare a un «progressivo disimpegno dall’Italia». Da Porcia a Susegana, è una sola voce quella che arriverà sul tavolo del Mimit dove lunedì, per la prima volta dall’annuncio della riorganizzazione, ci sarà anche Electrolux.
«Chiediamo che questo piano venga ritirato e solo dopo che è stato ritirato si può incominciare a discutere», dice senza mezzi termini il ministro per i Rapporti con il parlamento Luca Ciriani, al quale i sindaci del Pordenonese hanno consegnato un documento firmato insieme alle segreterie sindacali e alle rsu dello stabilimento di Porcia. Un piano che anche il Veneto definisce «inaccettabile».
Investimenti
«Chiediamo con forza il ritiro immediato della proposta avanzata dall’azienda e la presentazione di un nuovo piano industriale che non preveda alcun licenziamento, ma investimenti concreti, innovazione e sviluppo produttivo di alta gamma», ha detto il presidente del Veneto Alberto Stefani. Sulla stessa linea Ciriani. «Ci attendiamo non tagli ma investimenti, un aggiornamento su come rendere competitiva questa azienda: lo faremo con gli strumenti che abbiamo nelle sedi locali, in sede nazionale e se serve, con i contatti che già sono stati avviati con il commissario europeo e con l’Unione europea».
In Friuli Venezia Giulia
Cento persone tra sindaci, sindacalisti, lavoratori, cittadini. Dopo lo sciopero di mercoledì, è ancora una volta Porcia a dimostrare quanto sia forte il legame con la Zanussi, come ancora tanti chiamano la grande fabbrica affacciata sulla Pontebbana. Come nel 2014, quando lo stabilimento si salvò dalla chiusura, i primi cittadini della provincia hanno risposto all’appello del sindaco Marco Sartini, che ha voluto che l’assemblea fosse organizzata proprio nella città che ospita il plant. Proprio nella sala intitolata a Lino Zanussi.
Anche il ministro Luca Ciriani lo sottolinea: «Si respira emozione mista a paura. È un momento difficile, un momento storico». «Questa crisi non è come quella del 2014», aggiunge l’assessore al Lavoro della Regione Fvg Alessia Rosolen. «La battaglia deve diventare nazionale e anche europea».
E battaglia sia, dunque. Tra le armi del governo c’è la compattezza del territorio. Il documento che è stato affidato a Ciriani lo dice nei contenuti e nella forma. «È necessario che l’azienda ritiri le ipotesi di chiusura e le eccedenze annunciate e apra un confronto serio, puntuale e trasparente sulle prospettive produttive degli stabilimenti, e sulla volontà effettiva di garantire continuità industriale e occupazionale», si legge. «Senza di questo, il piano si configura come un disimpegno progressivo». Ci sono le firme di tutti i primi cittadini, quelle dei segretari Fim, Fiom e Uilm, quelle delle rsu che hanno portato in assemblea la quotidianità del loro lavoro fatto di «un pezzo ogni 38 secondi. Un sistema rodato, che fornisce prodotti eccellenti», dice Pietro Mancino. I parlamentari Emanuele Loperfido e Marco Dreosto hanno portato il loro impegno.
In Veneto
Tanto Ciriani quanto Stefani hanno richiamato l’azienda alla responsabilità, anche manageriale. Il Veneto ha ospitato un tavolo di confronto tra Regioni e sindacati. La volontà è procedere compatti. «Serve una strategia industriale nazionale ed europea capace di proteggere le produzioni di qualità e ad alto valore aggiunto», ha detto Stefani. «Il Veneto sostiene un percorso alternativo rispetto ai licenziamenti: investimenti sui prodotti premium, innovazione tecnologica, efficientamento produttivo e tutela dell’occupazione. La Regione si presenterà al tavolo ministeriale con una posizione ferma e unitaria insieme alle altre Regioni coinvolte e alle parti sociali. Electrolux deve assumersi la responsabilità sociale e industriale che deriva anche dagli aiuti pubblici ricevuti negli anni. Il Veneto non accetterà decisioni che mettano a rischio centinaia di famiglie e uno dei principali presidi industriali del nostro territorio».
Un fronte compatto tanto a Nord Est quanto a livello nazionale: i sindaci dove hanno sede gli stabilimenti del gruppo in Italia hanno concordato che «ogni realtà porterà avanti l’impegno a difesa del proprio stabilimento e di tutti gli alitri presenti in Italia, ribadendo l’importanza dell’unitarietà d’azione».
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