Economia, le Bcc di Treviso raddoppiano la ricchezza con le fusioni

Sono le banche di credito cooperativo più solide del Veneto.La raccolta lievita da 10 a 17 miliardi grazie alle fusioni dell’ultimo anno. Le prossime nozze: Vedelago con Brendola, Orsago cerca partner 
DE POLO AG.FOTOFILM QUINTO ASSEMBLEA SOCI BCC BANCA MONASTIER E DEL SILE
DE POLO AG.FOTOFILM QUINTO ASSEMBLEA SOCI BCC BANCA MONASTIER E DEL SILE

TREVISO. Il 2019 ha sconvolto la geografia del credito cooperativo con una serie di aggregazioni e “fidanzamenti” - non ancora conclusa - che hanno coinvolto tutte le Bcc trevigiane. Alla fine di questa prima tornata gli istituti trevigiani si scoprono più ricchi, più grandi e, soprattutto, più solidi: «Fondersi con banche di territori contigui sarà sempre di più una necessità» conferma Carlo Antiga, presidente della Bcc Prealpi-SanBiagio di Tarzo, prima del Veneto per dimensioni dopo la fusione di luglio, «essere più grandi ci permette di fare economie di scala e migliora i margini: quelli di una banca sono normalmente dello “zero virgola”, su numeri maggiori questo valore ha un peso più elevato».

sempre più grandi

In pochi mesi la galassia delle Bcc locali è stata completamente stravolta nei numeri, nelle denominazioni, nelle dimensioni. Senza che i risparmiatori si accorgessero di nulla, e questo è uno dei vantaggi delle operazioni. È praticamente raddoppiata la raccolta complessiva, cioè la raccolta da clienti e in titoli, la “massa amministrata” di una banca.

A gennaio di un anno fa, prima che andassero in porto le nozze Tarzo-San Biagio e Monastier-Pordenone, la raccolta delle cinque Bcc trevigiane era di circa 10,5 miliardi di euro; nel 2020 sarà - calcolando anche la fusione Vedelago-Brendola - pari a 17,59 miliardi. Allo stesso modo, in dodici mesi o poco più gli istituti di credito cooperativo sono passati da 315 mila a oltre 420 mila clienti. C’è chi ha lanciato una provocazione: di questo passo si arriverà, in tempi piuttosto rapidi, a una sola Bcc trevigiana.

Agostini Montebelluna Palamazzalovo assemblea Banca Credito Trevigiano
Agostini Montebelluna Palamazzalovo assemblea Banca Credito Trevigiano


la solidità

Difficile, ma lo scenario oggi dice che i due grandi gruppi di appartenenza nazionali, Cassa Centrale (Trento) e Iccrea (Roma), continueranno a spingere per mettere insieme gli istituti contigui per territorio. La Marca potrebbe quindi polarizzarsi: da una parte Prealpi-SanBiagio (Trento), dall’altra Monastier, Orsago, Treviso e Vedelago, sotto le insegne di Roma.

Ciò che interessa di più ai risparmiatori, però, è la solidità di ogni istituto. E su questo sono arrivate buone notizie dalla pubblicazione dell’Atlante delle Banche di Milano Finanza, in cui al vertice regionale ci sono tre istituti trevigiani: Centromarca Banca, Bcc Prealpi (considerata prima della fusione), Banca della Marca. Credito Trevigiano e Bcc Monsile sono rispettivamente sesta e quindicesima in Veneto, su una classifica di 24 istituti.

Ancora: Centromarca, nella stessa indagine di Milano Finanza, si è aggiudicata il primo posto in Italia per le performance positive. Il segreto? «Il contenimento dei costi e il consolidamento dei margini» secondo i membri del cda, ottenuti anche grazie «alla fusione per incorporazione, avvenuta il primo ottobre 2017, della Banca Santo Stefano di Martellago». 

Le prossime fusioni

 Primo gennaio 2020: diventerà operativa la fusione tra Bcc Pordenonese e Bcc Monsile, con Daniele Marini nuovo presidente, approvata nelle scorse settimane dalle rispettive assemblee dei soci. È la prossima, e più vicina, scadenza temporale di un risiko bancario che non conoscerà sosta nel 2020, ma che anzi, coinvolgerà anche gli altri istituti trevigiani. 
 
 
credito trevigiano
 
Sembrava a un passo la fusione tra la Bcc di Vedelago, Credito Trevigiano, e la Cassa Rurale di Brendola, nel Vicentino. Il 19 luglio le due banche avevano siglato una lettera d’intenti per condividere il percorso di aggregazione che avrebbe portato alla nascita di un soggetto da 60 filiali con 473 dipendenti, oltre cinque miliardi di masse amministrate, 3,1 miliardi di attivo e un patrimonio di 240 milioni, 120 mila clienti e più di 13 mila soci.
 
Sempre in estate, l’istituto del presidente Piero Pignata aveva venduto un asset quale Villa Emo a Vincent Gombault, “Mister Ardian”, uno degli uomini più ricchi di Francia, e alla moglie Florence, per 15 milioni di euro. Sembrava un’altra tessera nel mosaico dell’imminente accorpamento con Vicenza, da luglio in poi, tuttavia, non è accaduto nulla, e il silenzio dalle due parti ha fatto drizzare le antenne a molti.
 
Quello che si sa, oggi, è che l’aggregazione con Brendola è confermata, anche se non saranno tempi brevissimi. Anzi, Iccrea guarda con grande favore all’operazione, considerata non una fusione tra due “debolezze” ma, al contrario, una mossa destinata a generare un soggetto trainante, tra i più grandi della regione.
 
Non è un mistero che, in tempi recenti, Vedelago avesse parlato con Monsile, che però poi ha fatto scelte diverse. Ora serve il via libera della Bce, poi come da prassi il piano di aggregazione dovrà essere approvato dalle due assemblee prima di diventare operativo. L’impressione è che servirà tutto il 2020. 
 
banca della marca
 
L’istituto di Orsago ha vissuto un vero e proprio terremoto la scorsa estate, con l’avvicendamento alla presidenza: Loris Sonego al posto di Claudio Sernagiotto. Con l’obiettivo, nemmeno tanto velato, di traghettare l’istituto verso un’aggregazione con una banca vicina per territorio. «Sì, la direzione del mio mandato è quella» conferma il neo presidente Sonego, «l’aggregazione permette economie sui costi, è un’evoluzione naturale della storia della banca». Orsago aveva parlato con Pordenone, che alla fine, tuttavia, ha scelto Monastier e lo ha fatto da una posizione di forza (numerica).
 
«Oggi stiamo parlando con diversi presidenti delle Bcc» continua Sonego, «si sono concretizzate altre fusioni in provincia, sono operazioni che comportano vantaggi e una struttura patrimoniale più solida. Qualsiasi “fidanzamento” con banche che stanno bene è un valore aggiunto sia per gli istituti coinvolti che per il territorio. Sono presidente da soltanto sei mesi e questi “matrimoni” non dipendono solo da noi».
 
Tra i vantaggi degli accorpamenti, «anche la possibilità di diversificare la zona in cui si lavora, abbracciando ambiti economici e settori produttivi diversi. Filiali accorpate, inoltre, possono essere più efficienti della somma delle piccole». 



 

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