«È morto tra le montagne che amava»

SEGUSINO. «Sono stanco, ho voglia di staccare». Queste le ultime parole di Renato Coppe alla moglie Paola, sabato dopo pranzo, prima di partire per l’arrampicata. Un pomeriggio di sole, lo stress della settimana da smaltire sulle rocce della valle di Schievenin, pochi chilometri oltre il Piave, vicino a casa. Niente lasciava presagire la tragedia, quel volo nel vuoto da 25 metri che non gli ha lasciato scampo. Non era nemmeno preoccupata, la moglie Paola: «Ci siamo salutati all’una e mezza. Sì, ogni tanto avevo paura, ma era il suo modo di staccare dal lavoro di tutti i giorni, la sua passione. Quando eravamo fidanzati lo accompagnavo anch’io, gli facevo da sicura e tenevo la corda. Ho smesso di farlo quando è nata nostra figlia». Sabato non ci voleva credere, Paola. Fino all’ultimo ha sperato che l’incidente, per quanto grave, non gli avesse portato via il compagno di una vita. Ieri, invece, le è toccato vederlo l’ultima volta, nella camera mortuaria di Feltre. Ma Paola è una donna forte: «Non bisogna farsi vedere stufi e abbattuti davanti a nostra figlia, non serve a niente». Lei e Renato erano sposati da 19 anni. Si erano conosciuti quando lui lavorava come vigile urbano a Feltre. Poi il matrimonio, la laurea in Scienze Politiche, il trasferimento a Segusino e l’impegno politico. Pochi anni fa, la seconda laurea in Giurisprudenza, quasi uno sfizio. E la nascita della figlia, oggi 15enne. Dopo il tragico incidente, tutta la famiglia, compreso il fratello Renzo, si è riunita a casa dell’anziano padre Semplice. Un dolore composto, il loro. «Mio marito lo ricorderò come una persona onesta e impegnata» ricorda ancora Paola. «Dava sempre il massimo, voleva andare fino in fondo, sempre. Era responsabile e corretto», e per questo i sindaci facevano affidamento su di lui, più di chiunque altro. Fonzaso, Vidor, Onè di Fonte, Castelcucco: nei Comuni in cui era segretario, i sindaci raccontano che era sempre il primo a rispondere al telefono. Uno stakanovista. «Ultimamente ci si vedeva poco, ogni sera c’era consiglio comunale da qualche parte. Magari stavamo assieme un’ora, poi ripartiva. Per lavoro faceva circa 30 mila chilometri l’anno, usurava le gomme e consumava l’olio dell’auto, ma c’era sempre». Di recente, Renato, era un po’ stanco. Con la crisi che strangola i piccoli enti, far quadrare i conti implica grandi responsabilità, e grandi preoccupazioni. Come se non bastasse, era assessore ai Lavori Pubblici nel suo paese: la sua ultima grande opera, l’intervento per salvare Riva Grassa dalla cavità sotterranea che rischia di inghiottirla, sta per essere ultimata in questi giorni. Ecco perché, fra tante responsabilità, bisognava pur ritagliarsi lo spazio per qualche divertimento: «Doveva rinunciare a molte cose» ricorda ancora Paola. «Ma andava in palestra e a correre, faceva pesi. Era appassionato di politica, ma intesa come impegno civile, non come partiti». Paola lo saluterà martedì, nella chiesa parrocchiale di Segusino, alle 15.
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