Droga spa, giallo sul foglietto di Giuliato

Tutto ruota attorno a quel foglietto di carta. Una paginetta di quaderno all’apparenza innocua il cui elemento di interesse è la serie di numeri segnati in colonna. La prova inequivocabile, secondo gli investigatori, che il magazziniere Andrea Giuliato, 34 anni (fratello del sindaco di Casale), nella cui casa il foglietto è stato trovato, era uno spacciatore di cocaina. E che quelle cifre costituivano la contabilità dell’attività: entrate e uscite di denaro legate alla compravendita della droga. Un traffico fiorente, stando alle accuse della Squadra Mobile e della Procura di Treviso, collegato a quello attribuito ai fratelli albanesi Mark, Petrit e Ndre Matia. Un «commercio» per il quale Giuliato è finito agli arresti domiciliari sulla base dell’ordinanza firmata dal gip Umberto Donà. Che l’altra mattina il tribunale del Riesame ha confermato decidendo il mantenimento della misura restrittiva. La difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Murgia, aveva chiesto invece la liberazione. Puntando proprio su quel foglietto che per gli investigatori è un forte elemento di accusa. Non così per la difesa: le cifre nel foglietto, sostiene il legale, sono le somme usate per ricaricaricare la tessere per il videopoker. In sostanza, sottolinea Murgia, i numeri si riferivano alle giocate: Giuliato è un habitué del videopoker e con gli amici organizzava partite di gruppo. Il foglietto, o meglio il suo contenuto, si rivela dunque decisivo per gli sviluppi delle indagini. Il punto è che i magistrati del Riesame non hanno potuto esaminarlo in quanto esso non compariva nel fascicolo. Tanto che la difesa ha puntato sull’inefficacia del provvedimento, proprio per la mancanza di un documento tanto decisivo. Contro Giuliato, a dire il vero, ci sono anche i 5 grammi di cocaina trovati nella sua abitazione. A tal proposito l’uomo ha dichiarato che la droga era destinata all’uso personale e non allo spaccio.
E, l’altra mattina, stato interrogato anche Mark Matia, l’albanese insospettabile - all’apparenza un tranquillo gommista di 45 anni che non aveva mai avuto problemi con la legge nei 20 anni di residenza in Italia - che in realtà nascondeva nel giardino della sua villetta di Paese un chilo di cocaina e che è ritenuto il destinatario dei 10 chili di marijuana intercettati a Castrette lo scorso dicembre. Era lui, sostengono gli inquirenti, l’«amministratore delegato» in Italia di una sorta di spa del crimine facente capo al cugino di Matia, Edmondo Gjini, 36 anni, specializzato oltre che nella droga, anche nel traffico di prostitute. Mark Matia, assistito dall’avvocato Alessandra Nava, si è assunto tutte le responsabilità dell’accaduto scagionando invece i due fratelli. L’uomo ha sostanzialmente ammesso di vendere la coca a «grossisti» che acquistavano anche 10 grammi alla volta. Ma, nel ricostruire il percorso della droga, ha escluso che essa arrivasse dall’Albania: il gommista ha ribadito che proveniva dalla Toscana. Mark Matia ha anche ridimensionato le proprietà che gli sono state attribuite e che avrebbe acquisito con i proventi dello spaccio. L’albanese resta in cella.
Sabrina Tomè
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