«Droga, prostitute e immigrati: i nigeriani prendono Treviso»

TREVISO. Sarà interrogato questa mattina dal giudice Gianluigi Zulian il 34enne nigeriano Ewobe Oseiwe alias «Hope», arrestato giovedì in via Pisa su mandato della Dda di Palermo. L’uomo, difeso dall’avvocato Mauro Serpico, chiederà una modifica della misura cautelare dato che è incensurato e regolarmente residente in Italia con un lavoro.
le intercettazioni. A incastrarlo ci sarebbero però le telefonate con altri due connazionali residenti nella Marca e nei mesi scorsi finiti in manette perché accusati di essere esponenti di punta della mafia nigeriana. Intercettato nel giugno 2018, Oseiwe chiede ai vertici l’autorizzazione a intervenire in una guerra scoppiata proprio a Treviso con un clan rivale. Secondo la Dda Ewobe era entrato a far parte dell’organizzazione ricoprendo la carica di “Eagle”, ossia di picchiatore.
Ed è proprio in questo contesto che emerge il suo ruolo di mediatore tra le bande rivali del Trevigiano. Intercettato al telefono con Dottor Prince, residente a Quinto e finito in manette a dicembre nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Torino, gli ha spiegato della guerra scoppiata sul territorio chiedendogli anche il permesso di poter andare a fare da mediatore a nome dell’organizzazione.
gli affari. Prostituzione, droga, traffico di esseri umani. Sono i principali business della mafia nigeriana che ha messo solide radici nella Marca. Le inchieste delle Procure di Cagliari, Torino e Palermo, che hanno portato all’arresto di altrettanti boss che si nascondevano nella provincia di Treviso portando avanti una vita apparentemente normale, dimostrano come il nostro territorio sia diventato strategico anche per questa mafia, oltre che per la camorra e la ’ndrangheta.
La Marca infatti è considerata un territorio strategico per controllare gli affari nel ricco nordest. «Nel corso degli anni», è scritto nell’ultima relazione semestrale della Dia, «le organizzazioni criminali nigeriane si sono sempre più integrate nel tessuto criminale del territorio, specializzandosi in vari settori criminali ed assumendo, talvolta, modalità operative tipicamente mafiose». «Continua», si legge ancora, «ad essere frequente il ricorso a minacce e violenze per l’assoggettamento delle vittime dello sfruttamento, con un analogo trattamento spesso esteso anche ai familiari in Nigeria, ove risultano presenti referenti delle organizzazioni».
E infatti lo scorso novembre venne colpita una prima organizzazione di nigeriani che gestiva la tratta delle prostitute e il traffico di cocaina ed eroina in tutta Italia. Erano appartenenti alla “Supreme Eiye confraternity”, una nota organizzazione mafiosa internazionale, che a Treviso poteva contare su un cosiddetto «world Ibakà», una sorta di “capocosca”, una figura apicale della confraternita mafiosa che ha messo radici in tutta Italia.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








