Dopo la protesta la rabbia. I comitati: sgomberate i profughi

Un gruppo di cittadini dal sindaco per chiedere l’ordinanza: dieci africani del Ceis verso l’espulsione
La protesta in Alemagna
La protesta in Alemagna

VITTORIO VENETO. Mentre al Ceis, tra i 114 profughi si attendono, con preoccupazione, una decina di provvedimenti di espulsione, a seguito delle indagini sulla protesta in strada, in città cresce la mobilitazione. Un comitato spontaneo di residenti, fra Serravalle e Porta Cadore, ha chiesto un incontro al sindaco Roberto Tonon, che l’ha concesso lunedì alle 19, in municipio.

Un centinaio di profughi blocca l'Alemagna: "Dateci i documenti"
Il blocco dei profughi sulla statale Alemagna a Vittorio Veneto

Gli chiederanno, in sostanza, un’ordinanza di sgombero del centro di accoglienza. Sono appoggiati da Forza Nuova, che in questi giorni si dà molto da fare. «Bisogna agire oggi – è il loro slogan – per non pentirsi domani». L’altra parte della città, però, è allarmata. Se ne fa interprete la Chiesa locale, con don Giampiero Moret, portavoce del vescovo mons. Corrado Pizziolo. «C’è chi ha sbagliato, nella forma, per rivendicare i propri diritti, ma – afferma don Moret – c’è anche chi dovrebbe essere più prudente nelle parole e nei comportamenti, per non provocare tensione sociale».

Don Moret non lo dice esplicitamente, ma fa intendere che il rischio di una deriva razzista, almeno sul piano culturale, è latente. Deriva ammessa dalla Cgil, in particolare dal sindacalista Loris Dottor che ha ascoltato i profughi, il Ceis, la cooperativa Integra. «Va detto che solo una piccola parte dei profughi ha protestato (e chi lo ha fatto, ha sbagliato). È anche vero, però, che questi giovani vanno compresi nel loro disagio: si sento prigionieri di un limbo dal quale non sanno come e quando usciranno. Per seguire le loro pratiche di riconoscimento dello status di rifugiati avrebbero bisogno di un avvocato che di media chiede 600 euro a dossier e loro ricevono 2 euro e 33 centesimi al giorni, che consumano quasi tutti in medicine».

Per Dottor non ci sono dubbi: la comprensione da parte della città si è azzerata con episodi di questo tipo e la reazione spesso è di respiro razzista. «Ci sono volontari che accompagnano questi ragazzi in città e che vengono addirittura insultati per questa disponibilità. Ci sono bar che non li vogliono. I giovani quasi non si muovono per non sentirsi coperti dagli epiteti», insiste Dottor.

Domani è domenica e alcuni parroci della città a cominciare da don Ermanno Crestani, di Serravalle e Sant’Andrea, inviteranno dal pulpito i fedeli ad una maggiore comprensione, quanto meno nel rispetto delle centinaia di morti di altri profughi, nel mare di Sicilia.

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