Diffamazione a Zaia Venetista si scusa «Erano solo falsità»

Serafini accusava il presidente di festini a base di escort Querela ritirata dopo smentita e donazione agli alluvionati
Di Fabiana Pesci
Prandi Valdobbiadene inaugurazione fiera di San Gregorio Luca Zaia
Prandi Valdobbiadene inaugurazione fiera di San Gregorio Luca Zaia

Si è cosparso il capo di cenere e si è rimangiato tutto, dalla prima all’ultima parola vergata sul suo blog. Ha chiesto scusa, scusa e ancora scusa per aver scritto che il presidente della Regione Luca Zaia si dilettava a organizzare festini “hard” a base di escort. Con un’accorata lettera e la promessa di una donazione agli alluvionati di Vicenza, il venetista Raffaele Serafini, 43 anni, di Marostica (Vicenza) si è visto rimettere la querela presentata nei suoi confronti dal governatore.

Ieri il tribunale di Treviso ha dichiarato il non luogo a procedere per la diffamazione aggravata a mezzo internet. Serafini è stato invece assolto dall’accusa di calunnia, per un difetto oggettivo: mancava la denuncia da parte delle forze dell’ordine.

Contro il venetista, Zaia tramite il suo legale, Massimo Malvestio, si era pure costituito parte civile, chiedendo a titolo di risarcimento cinquantamila euro tondi. Le condizioni per far finire tutto a tarallucci e vino le aveva poste fin dall’inizio della bufera-web l’avvocato Malvestio: scuse pubbliche e donazione agli alluvionati. All’inizio della bagarre Serafini non aveva fatto un passo indietro: aveva affermato di poter dimostrare ciò che aveva scritto sul su Gaxetaveneta.com a novembre 2010, in piena emergenza alluvione. Scomodando persino la Procura di Palermo per dar peso a quella notizia, aveva scritto che Zaia, mentre il Veneto era sott’acqua, passava serate “allegre” a Cison di Valmarano. Immediato il ruggito di Zaia, che ha presentato denuncia in men che non si dica. Segue sequestro del sito e avvio della battaglia giudiziaria. La linea difensiva di Serafini (assistito dall’avvocato Andrea Arman) è mutata molto nel corso del processo: da un’iniziale «posso dimostrare che è tutto vero» fino alla lettera che ha sottoscritto ieri, in cui afferma di aver deliberatamente scritto una bufala. Ecco l’excusatio (in questo caso molto petita): «Signor presidente, mi trovo a essere imputato e rinviato a giudizio per quanto è stato pubblicato sul sito www.gaxetaveneta.com. In particolare il sito le aveva attribuito di aver ottenuto supposte prestazioni sessuali a pagamento con la nota escort Nadia Macrì, nonché di aver omesso i propri doveri di Ufficio nel corso dei drammatici eventi alluvionali della fine di ottobre/primi novembre 2010. La notizia era del tutto falsa e il fatto di aver menzionato quale fonte la Procura di Palermo la rendeva anche subdola». Finita l’esposizione dei fatti, si passa alle scuse: «Sono quindi a presentarle le mie scuse e dirle che raccolgo il suo invito a devolvere, a titolo del risarcimento del danno da lei patito, una somma a favore delle vittime dell'alluvione così come lei ha auspicato fin da quando ha presentato querela. Vorrà estendere le mie scuse anche a sua moglie ed ai suoi familiari e a tutti i cittadini del Veneto per essere stati indotti, in un momento tragico e senza la benché minima ragione, a credere che il loro presidente stava tradendo la loro fiducia mancando ai suoi doveri istituzionali». Serafini per ora ha preso solo un formale impegno a donare un bel gruzzolo agli alluvionati. Ma, come il venetista ha ben capito, la parola scritta (e firmata) ha un peso. Si è salvato dalla diffamazione, ora deve dimostrare di aver imparato la lezione.

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