Diamanti, truffa sui prezzi coinvolti mille trevigiani
Inchiesta avviata dalla Procura di Milano su alcune banche e intermediari offrivano l’acquisto ad un prezzo 3 o 4 volte superiore al valore di listino

Ci sarebbero anche un migliaio di trevigiani tra le vittime della “truffa dei diamanti”, ovvero quello che – secondo le prime ipotesi d’accusa della Procura di Milano – è stato architettato da numerosi istituti di credito in concorso con alcune società specializzate nella commercializzazione di diamanti. Questi, si ipotizza, incentivavano - senza dare le doverose e opportune informazioni - l’acquisto dei preziosi ad un prezzo di circa 3 o 4 volte superiore rispetto a quello indicato nei “listini Rapaport”, causando così agli ignari risparmiatori/consumatori una ingiusta e fraudolenta diminuzione del proprio patrimonio.
Avid (Associazione vittime investimento diamanti), attraverso lo studio legale trevigiano “Calvetti & Partners”, specializzato da molti anni nel contenzioso risarcitorio e in azioni collettive, ha avviato una iniziativa legale (azione collettiva risarcitoria) a carico delle società che hanno effettuato la vendita dei preziosi e degli istituti di credito che hanno fatto da intermediari finanziari per ottenere ogni legittimo risarcimento per i danni subiti e subendi.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Milano i listini dei diamanti da investimento venduti allo sportello dai due principali broker che controllano il 70% del giro d’affari nazionale, hanno continuato a crescere al di fuori di qualsiasi rapporto con i prezzi di mercato, sino a livelli da bolla. Ma ora i risparmiatori italiani, che in tre lustri hanno investito nelle pietre oltre due miliardi di euro, aveva ricostruito il Sole 24 Ore, 300 milioni nel 2015 e circa mezzo miliardo l’anno scorso, pretendono risposte.
Il business è nato da un’intuizione seguita ai crack delle banche di Sindona: le pietre sono state presentate come il “bene rifugio” durevole per eccellenza, facile da trasportare (e da nascondere al Fisco), i cui prezzi in costante ascesa — nominale — promettevano riparo dall’inflazione e dalle oscillazioni dei mercati finanziari. Ma il meccanismo si è inceppato:
A ottobre e novembre 2016 c’erano state due puntate di Report, la trasmissione d’inchiesta di Rai3. E a febbraio scorso la Consob, in collaborazione con Bankitalia e Antitrust, ha dato il via alle verifiche, mentre la Procura di Milano indaga per truffa: a giugno ha perquisito cinque delle numerose banche che hanno collaborato ai collocamenti, incassando commissioni per valori arrivati sino al 20% del prezzo pagato dai risparmiatori.
È, dunque, emersa la circostanza secondo la quale ignari consumatori/risparmiatori abbiano - di fatto in modo del tutto incontrollato - subito continue e pressanti proposte commerciali in merito alla possibilità e opportunità di acquistare diamanti all’interno degli istituti di credito e per il tramite dei dipendenti degli stessi senza però che fosse loro fornita alcuna indicazione chiara, precisa ed esaustiva proprio in merito alla pericolosità di tale operazione ed al reale valore delle pietre offerte.
Le proposte aventi ad oggetto i diamanti sono state presentate dall’istituto di credito tramite i propri dipendenti come investimento sicuro e con una prospettiva di apprezzamento economico nel tempo, e con un’enfasi rilevante sulle caratteristiche di bene-rifugio, ingenerando nell’acquirente l’errata convinzione che si trattasse di un vero “bene rifugio”.
L’ipotesi di reato su cui stanno indagando il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Grazia Colacicco risulterebbe essere una presunta truffa ai danni di ignari risparmiatori a cui sono stati venduti diamanti (per un giro d’affari di almeno 300 milioni di euro nel corso del 2015 e circa mezzo miliardo lo scorso anno) a prezzi gonfiati
Giorgio Barbieri
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