Dalla Marca a Milano poi l’idea di aprire i vivai

Nato a Sant’Andrea di Barbarana, Luciano ha vissuto a Treviso fino ai 25 anni La famiglia gestiva l’Antica Fornace e suoi parenti si sono stabiliti a San Biagio
Di Federico De Wolanski
DE WOLANSKI TREVISO GIANCARLO SPADARI E FRATELLO DI LUCIANO SPADARI UCCISO A COMACCHIO
DE WOLANSKI TREVISO GIANCARLO SPADARI E FRATELLO DI LUCIANO SPADARI UCCISO A COMACCHIO

Nato a Sant’Andrea di Barbarana settantaquattro anni fa, Luciano è vissuto nella Marca fino all’età di circa 25 anni con i suoi cinque fratelli e la sorella. La famiglia, divisa in due rami, gestiva l’antica Fornace di Sant’Andrea ed è sotto quel vecchio lungo camino che gli Spadari sono cresciuti anno dopo anno, diventando la famiglia numerosissima che ancor oggi ha il suo baricentro a San Biagio di Callalta.

Il fratello Gaetano è rimasto a vivere nella Marca come hanno fatto anche Giancarlo (i due oggi vivono l’uno davanti all’altro nelle case popolari a nord del cspoluogo) e Gabriele (vive a Gorgo al Monticano). Luciano invece segue l’istinto ad allontanarsi che porterà altrove anche la sorella Luciana, trasferitasi a Cesano Maderno, e i fratelli Roberto e Franco, rispettivamente a Como e a Milano. Decide prima di partire per Milano. Sono gli anni Sessanta, è tempo di boom economico e Luciano cerca la sua fortuna come trasportatore. Lavora alcuni anni, poi decide il cambio radicale. Torna in Veneto, tra il Rovigotto e Ferrara, vende i due camion che aveva acquistato anni prima e con il ricavato decide di comprare il terreno sul quale, tempo alcuni mesi, apre il vivaio. Luciano Spadari si dedica alle piante e cresce come una piccola impresa locale nella quale lavorerà in prima persona fino all’agguato mortale. Una vita tranquilla, «una vita senza sbavature ed eccessi» nonostante qualcuno parli della famiglia come «gente facile a spendere soldi».

Si sposa, ha tre figlie ma il matrimonio dopo alcuni anni crolla. Lui resta solo, tutt’uno con la sua attività.

I rapporti con i familiari sono nulli con buona parte della famiglia, restano più fitti con Giancarlo, che più di qualche volta parte da Treviso per andare ad aiutarlo nei lavori al vivaio, e alcuni cugini che ospita durante qualche visita, soprattutto estiva, diretta ai lidi ferraresi.

La notizia della tragedia fa presto il giro dei parenti. A chi non arriva la sera stessa del ritrovamento del cadavere arriva il sabato mattina di buon’ora. Fratelli, sorelle, cugini sono allibiti, increduli. Le telefonate si incrociano tra Milano, Treviso, Como, San Biagio di Callalta per ore. Tutte con mille domande, tutte senza nessuna risposta.

«Non resta che aspettare il lavoro degli investigatori» dice il fratello Giancarlo a cui i carabinieri hanno chiesto di essere reperibile come tutte le persone più vicine al settantenne.

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