Da Monastier agli Usa il design di Arper conquista l’America

MONASTIER. Puntare sull’export per Arper non è la cura ad un male contingente. L’eclettica azienda di Monastier, leader nella produzione di tavoli e sedie di design, ha iniziato a portare i suoi prodotti oltre i confini nazionali in tempi non sospetti. Non solo quando la parola crisi non era ancora contemplata nel vocabolario degli imprenditori del boom economico del Nord Est, ma addirittura quando non esisteva la moneta unica.
Ora mentre c’è chi improvvisa, cercando di compensare le mancanze di un mercato interno ancora fermo, l’azienda guidata dall’amministratore delegato Claudio Feltrin guarda al futuro: non basta più che l’export rappresenti il 96% del fatturato, Arper oggi punta a divenire un’azienda globale. Non sono tanto i numeri l’elemento di novità. Il 2014 si chiude con un bilancio consolidato che sfiora i 55 milioni di euro, ancora una volta in crescita rispetto al 2013 di una manciata di punti percentuali.
È l’export a farla da padrone, il mercato italiano, che l'azienda fondata negli anni '90 da Luigi Feltrin continua comunque a presidiare, rappresenta appena il 4%. E sono gli Stati Uniti ad aver registrato uno dei risultati più interessanti: hanno generato un fatturato di 7,7 milioni di euro, secondo le previsioni chiuderanno il 2015 a quota 9,5 milioni. Ed è proprio qui che Arper ha inaugurato a fine 2014 ad High Point in North Carolina un nuovo stabilimento di circa 5 mila metri quadri per l’assemblaggio delle varie componenti di tavoli e sedie e la gestione della tappezzeria in outsourcing. Un nuovo presidio la cui dirigenza e gestione è in mano a manager italiani, lì si sta per trasferire anche il “mastro tappezziere”, prima operativo a Monastier che ora sarà responsabile del controllo qualità per i prossimi due anni.
«È il primo step», spiega Claudio Feltrin, «di un percorso che Arper ha intenzione di affrontare. Oggi non basta più essere un’azienda esportatrice, bisogna essere un’azienda globale. Abbiamo da qualche tempo compreso che competere sul prezzo non ha senso, abbiamo la qualità ma non basta. Serve il servizio. Con uno stabilimento del genere negli Stati Uniti riusciamo ad eliminare quello che era un collo di bottiglia: abbattere i tempi di consegna che prima erano anche di 12 settimane. Un lasso di tempo che non ci permetteva di essere concorrenziali. In questo modo cercheremo di sfruttare le potenzialità del mercato, ad oggi utilizzate per appena il 30%. Anche questo contribuirà a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati per il 2015 di un fatturato consolidato di 62-63 milioni di euro».
Un trend di investimento che Arper ha intenzione di mettere nero su bianco nel piano industriale che verrà elaborato in questi mesi. «L'idea è di aprire stabilimenti come quello americano in altri mercati ad alto potenziale: in Giappone, o comunque la zona asiatica. Stiamo valutando anche l'Australia». Mercati che Arper aggredirà con prodotti che hanno fatto la storia dell’azienda di Monastier ma anche con la nuova linea di poltrone per ufficio e Parentesit, la collezione di pannelli modulari a muro altamente tecnologici.
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