Da capannoni a palazzi con il Piano Casa

Partite le demolizioni all’Eden per due condomini di 5 piani. E fioriscono gru grazie agli effetti della legge regionale

La petizione on line, le richieste di fermare le macchine da parte di paesaggisti, le istanza di riflessione fatte all’amministrazione non hanno bloccato l’avvio del grande progetto di riqualificazione nel quartiere Eden dove i vecchi e dismessi capannoni artigianali tra via Cattaneo e viale XV luglio sono in coso di demolizione per la realizzazione di due condomini da 5 piani.

È l’ultimo effetto tangibile di una Piano Casa che nell’ultimo anno e mezzo ha cambiato i connotati a molti quartieri di Treviso demolendo immobili e ricostruendoli accresciuti, in alcuni casi raddoppiati o più sfruttando anche i parametri edilizi che regolano l’edificazione nelle varie zone della città. Bene? Male? La riqualificazione dei “buchi neri” è certo un fattore positivo, ma il dibattito è apertissimo ed ai favorevoli oppone la voce di chi chiede maggiore «misura e attenzione contro l’edificazione selvaggia».

i capannoni trasformati

L’ultimo cantiere, come detto, è scattato su un ex capannone all’Eden. Ma proprio le aree artigianali più vicine alla città, dismesse o in fase di dismissione, sono diventate un business: grandi metrature, ottime cubature realizzabili. Ne è un esempio il doppio cantiere che si sta completando a Selvana, tra via Zezzos e via Granatieri: al posto dei vecchi capannoni sulle due strade stanno sorgendo due condomini di quattro piani fuori terra: uno da dieci e uno da venti appartamenti. Ma vogliamo non citare il Bosco Verticale che ha trasformato i vecchi magazzini abbandonati sull’Alzaia in tre condomini da sette piani (se correttamente o meno lo deciderà il Consiglio di Stato). Un altro intervento simile cova in via Montello, alle spalle dell’ex distributore, e si sta invece muovendo in via Piave e si è quasi concluso invece in centro, dietro il Turazza, dove l’ex tipografia è diventata una palazzina .

il residenziale lievitato

Di trasformazioni da residenziale (o simili) a super-residenziale se ne stanno vedendo parecchie grazie a Piano Casa. Va citato l’ex Zanotti, ora Residence Città Giardino. Il primo forse a richiamare l’attenzione sul tema; poi c’è la trasformazione in condominio della villetta ex Caritas in via Verdi; c’è il futuro residence green al posto di villa Van den Borre, la costruenda palazzina in vicolo General Cantore, e a duecento metri in linea d’aria il cantiere per la realizzazione di un condominio lì dove sorgeva una villa con annessi magazzini in via Montello. Sempre in zona il criticato progetto che ha demolito l’ex villa Goppion dietro il San Camillo e la trasformerà in un condominio a più alloggi, più gli altri interventi che hanno fatto discutere il quartiere di Santa Maria del Rovere in vicolo Tommaso Salsa (da villetta a palazina di 4 piani, approvato) e in via Tommaso Salsa dove l’ex Bar Rosa è già stato venduto per essere trasformato in un condominio (progetto in discussione in comune). L’elenco può proseguire, è lungo. La città sta lievitando. Ma serve? Al netto della bontà dei progetti questo è tema dibattuto.

i numeri

Secondo le rilevazioni Istat, tra 2018 e 2019 in provincia sono state edificate circa 2500 abitazioni. Nello stesso periodo i nuovi abitanti sono stati però solo 900 circa, che divisi per una famiglia tipo di tre persone equivalgono a 300 abitazioni occupate. Abbondiamo a 500 calcolando molti single o coppie... a chi sono andate tutte le altre case edificate? Bella domanda. Vuote? Ancora da vendere? Messe a disposizione del turismo come spazi per la locazione turistica? Possibile vista la grande crescita del settore negli ultimi anni, prima della paralisi Covid. Ma è sotto gli occhi di tutti come, nonostante la già grande sproporzione tra residenti e alloggi, oggi si continui a costruire. A spingere i cantieri è l’onda innescata dal piano casa e, prima ancora, dagli incentivi sulla ristrutturazione che dal 2015 hanno fermato il crollo verticale registrato dopo il 2004. Ma chi occuperà tutto il costruendo è ancora un mistero. E c’è da chiedersi se il chi occuperà “nuovo” lascerà magari il “vecchio” sempre nei limiti della città creando altri vuoti.

Federico de Wolanski

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