Crematorio, stavolta si fa Cinque ditte per il bando

CONEGLIANO. Se ne parla da una ventina d’anni, ora sembra più vicina la fumata bianca per la realizzazione di un forno crematorio in città. Sono cinque, infatti, le aziende che hanno risposto all’avviso pubblicato dal Comune per raccogliere le manifestazioni di interesse. Il bando da 2.500.000 euro includerà non solo l’opera, ma anche la gestione dei servizi cimiteriali, ora affidati alla Conegliano Servizi, la società partecipata al 100% dal Comune che non potrà più occuparsene in seguito alla variazione del suo statuto e a una serie di normative. «Pubblicheremo il bando il prima possibile, gli uffici ci stanno lavorando», annuncia il sindaco Floriano Zambon.
L’intervento, che insisterà su un’area di circa 3.107 mq, ha una superficie coperta pari a 576 mq e un volume di 2222 mc. Il progetto è pronto da anni, ma nel frattempo agli 87 mila euro per la sua realizzazione se ne aggiunti quasi 25 mila in seguito alla causa tra Conegliano Servizi e i professionisti che lo hanno redatto. Ora finalmente sembra aprirsi uno spiraglio per l’avvio di un’opera il cui interesse varca i confini della provincia di Treviso. L’amministrazione, infatti, ha sottoscritto nel 2011 un accordo con il Comune di Pordenone che prevede l’impegno da parte di quest’ultimo a garantire un numero di 250 cremazioni all’anno.
E proprio dal comune friulano, nei mesi scorsi, era arrivata l’eco di alcune polemiche. Al centro delle critiche la cessione a titolo gratuito da parte del Comune di Pordenone di un impianto per la realizzazione del crematorio di Conegliano. Ad opporsi era stato nel febbraio scorso il gruppo consigliare della Lega pordenonese, che aveva chiesto la rinegoziazione dell’accordo siglato con Conegliano nel 2011. La vicenda è in stand by da anni. Per l’ara (che doveva trovare posto a Rorai, in Friuli, in un impianto mai realizzato) era previsto inizialmente il pagamento di 130 mila euro da parte del Comune di Conegliano (o meglio della sua società partecipata, appunto la Conegliano Servizi). Una cifra che Mara Piccin, capogruppo della Lega in consiglio a Pordenone, aveva già definito troppo esigua.
«Quando la delibera fu portata in consiglio comunale come Lega ci astenemmo per due ragioni: la svalutazione dell'ara di Rorai a fronte di un costo di un milione e il vincolo a conferire 250 salme e a pagare la differenza nel caso in cui questo tetto non venisse raggiunto», aveva detto nel febbraio scorso Piccin, che aveva dichiarato di essere determinata a chiedere la rinegoziazione dell’intesa tra i due enti dopo che il costo era passato da 130 mila euro a zero.
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