«Così non serve è demagogia»

«Il registro comunale delle unioni civili non serve a nulla, e soprattutto non si cerchi di allargare ad altre situazioni le prerogative della famiglia tradizionale». Silvia Barbisan avvocato...

«Il registro comunale delle unioni civili non serve a nulla, e soprattutto non si cerchi di allargare ad altre situazioni le prerogative della famiglia tradizionale». Silvia Barbisan avvocato civilista, madre, vicesindaco di Villorba (Pdl), è contraria alla proposta Manildo.

Perché il registro non serve?

«Perchè non può scardinare gli assi testamentari come la legittima, risolvere problemi relativi allo stato di salute di una delle due persone della coppia e ai diritti dell’altra, alla tutela dei figli. Questioni come queste si risolvono in base a una norma di Stato che è superiore a un regolamento comunale»

Oggi una coppia non sposata può godere forse di tutti i diritti di chi è sposato?

«No, vero. Ai conviventi oggi è riconosciuto molto ma ci sono ancora dei problemi da risolvere, delle mancanze, dei vuoti legislativi per quanto riguarda i diritti dei conviventi, ma vanno risolti in sede nazionale. Un registro civilistico locale non serve nulla».

Posto che il regolamento non è l’autorizzazione ai matrimoni gay, sulla regolarizzazione delle coppie omosessuali è alto mare...

«Partiamo dal presupposto che norma alla mano, una coppia, sposata o meno, omosessuale o meno, può andare davanti ad un notaio e decidere che fare del proprio futuro quando vuole, può aprire assicurazioni a vantaggio del partner qualunque esso sia. E aggiungiamoci anche il fatto che credo che oggi come oggi, due adulti dovrebbero avere la possibilità di fare ciò che ritengono sia meglio per loro. Detto questo, distinguiamo i campi: matrimonio e famiglia sono una cosa, le coppie omosessuali un’altra. Matrimoni gay? Non se ne parla. La sfera matrimoniale lasciamola alle famiglie tradizionali, non si allarghi il campo mescolando due mondi distinti. Si regolarizzino le unioni omosessuali, ma non certo a livello comunale e non certo aprendo alle coppie omosessuali la stessa caratterizzazione delle coppie eterosessuali».

Parliamo di minori, di convinventi non sposati con figli. Non crede che serva stabilire chiaramente legami, diritti e doveri anche in casi simili?

«Io mi sono sposata dopo aver avuto figli, ho convissuto per molto tempo quindi... ho la mia esperienza in materia. Oggi i figli nati da coppie sposate sono in tutto e per tutto equiparati a quelli nati da coppie non sposate. Stessi diritti, stesse garanzie. Ed è stato ratificato anche da una recente normativa. Quindi il problema non si pone. Se parliamo di famiglie arcobaleno, allora come detto: non mescoliamo i campi».

Regolamento bocciato in toto?

«Sono curiosa di vedere cosa intendono scriverci, come intendono porre il problema e come vogliono far collimare i loro progetti normativi con le competenze comunali. Ma credo che la proposta di Manildo sia più che altro demagogia. La legge parla chiaro». (f.d.w.)

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