Coronavirus a Treviso. «Geriatria come in trincea. Al lavoro tra paura e speranza

Il reparto dov'è avvenuto il primo decesso in provincia. Tutto il personale positivo è stato evacuato e messo in isolamento al domicilio. Arrivano rinforzi da altre unità per assistere gli 80 pazienti ricoverati all’interno

TREVISO. «Calma, logica e rigore» le parole d’ordine che primari e capo sala stanno impartendo a tutti i team sanitari dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. La task force per l’emergenza continua a lavorare. Alla prima decisione, la più drastica: chiudere il reparto di Geriatria dove è deceduta la 75enne Luciana Mangiò risultata positiva al Covid-19 e oltre a lei altre 21 persone sono state infettate (tra le quali 19 sanitari) ne sono seguite delle altre. Ora c’è una sottile linea di confine che divide gli ottanta di pazienti ricoverati all’interno del reparto, dal personale positivo evacuato e dai parenti che non possono più accedere all’area. A stabilire la distanza fisica tra il dentro e il fuori è il cartello a caratteri cubitali affisso all’ingresso della Geriatria: «Assolutamente vietato entrare». L’indicazione è la stessa fornita dall’operatrice dell’info-point all’ingresso del nosocomio. .

IN TRINCEA

Il personale sanitario positivo al Covid-19, costituito da 5 medici, 4 operatori socio sanitari e 2 infermieri, è stato evacuato. I colleghi rimasti in servizio operano con i massimi dispositivi di sicurezza. Guanti, mascherina, visiera e sovra camice. «Oltre alle regole di base del continuo lavaggio delle mani, i nostri protocolli di comportamento vengono costantemente aggiornati e riadattati dalla direzione generale dell’Usl 2, in base all’evolversi della situazione epidemiologica interna all’ospedale» sottolinea un medico in servizio. «Abbiamo chiesto mascherine con filtro per i casi sospetto tra i degenti, mercoledì sera è arrivato un carico di materiale, ora lo stanno distribuendo» conferma il professionista. La situazione è delicata, visto che il coronavirus ha decimato il personale trevigiano della Geriatria. «Abbiamo chiesto alla direzione aziendale di fornire un bollettino giornaliero sulla situazione dell’organico, restiamo in attesa ma siamo preoccupati per i carichi assistenziali» dice Cinzia Bonan segretario generale Cisl Treviso-Belluno. Il sindacato chiede all’Usl di Marca maggiori tutele anche per i lavoratori in appalto, che hanno lavorato e continuano a lavorare in Geriatria. «Un operatore su tre dentro l’ospedale fa parte di ditte e cooperative, i tamponi andrebbero fatti anche a loro» evidenzia Bonan, riferendosi al personale delle pulizie e fornitura pasti e distributori di caffè, manutentori.

I DEGENTI

«Intanto gli anziani ricoverati sono in stand-by in attesa di sapere gli esiti dei tamponi. I parenti sono in apprensione, ma la situazione è tutto sommato sotto controllo» aggiunge un infermiere. Nel frattempo sono state interdette le visite dei parenti ma anche le attività itineranti dei volontari che danno una mano in reparto. L’input fornito dal servizio di Igiene Pubblica è uguale per tutti: il Comitato per i diritti del malato resta chiuso per tutta la settimana, fermi anche i volontari ospedalieri che solitamente vanno in reparto per fare compagnia ai pazienti soli. Il collegamento tra Geriatria e Pronto soccorso è stato interrotto, per ora i nuovi degenti over 70 vengono accolti dalle Medicine. «A tutto il nostro personale, sia ospedaliero che territoriale, così come a medici di famiglia, pediatri e guardia medica– ha ribadito il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi– va un sentito ringraziamento per il grandissimo lavoro che stanno facendo». —

V.C.

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