Conegliano. La storia tra adolescenti in tribunale: la mamma di lei denuncia i genitori di lui

CONEGLIANO. Quel ragazzino era considerato un po’ più che il fidanzatino della figlia e veniva trattato come uno di famiglia. Forse troppo, almeno secondo la mamma del giovane, che ha presentato denuncia contro i due genitori della fidanzatina del figlio. Ora si trovano sotto processo con l’accusa di sottrazione consensuale di minorenni. I due, difesi dall’avvocato Stefano Bof, respingono al mittente tutte le contestazioni affermando di essersi solamente affezionati a quel ragazzo e di volerlo trattare come uno di casa. Versione che non ha convinto la Procura che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. La mamma del giovane, quindicenne all’epoca dei fatti, si è costituita parte civile con l’avvocato Claudia Brugioni.
I fatti contestati sono iniziati nel luglio 2014, quando il ragazzino inizia a frequentare la figlia, all’epoca tredicenne, della coppia ora sotto processo. Il rapporto tra i genitori e il quindicenne inizia a farsi sempre più stretto, tanto da iniziare a insospettire la madre che inizia anche a protestare. Nei mesi successivi accadono anche due fatti che spingeranno la donna a presentare anche formale denuncia alla stazione dei carabinieri. Qui viene contestato all’imputata anche il fatto di aver firmato alcune giustificazioni al ragazzo. In una occasione invece il ragazzino non aveva dato notizia di sé nel corso di un weekend.
La madre, spaventata, si era rivolta ai genitori della fidanzatina per capire se era da loro. Data la risposta negativa, la donna aveva deciso di presentare denuncia ai carabinieri. Nella denuncia racconta poi che il telefono del figlio agganciava proprio la cella in cui c’era la casa della fidanzatina. Un fatto che dimostrava come i genitori le avessero mentito. Per questo motivo è scattata quindi la denuncia penale in cui viene anche contestato il fatto che alla madre viene presentato un “calendario di visite” al ragazzo. La vicenda finisce sul tavolo del sostituto procuratore Barbara Sabattini che chiede e ottiene il rinvio a giudizio per la coppia.
«Era il ragazzo della loro figlia», spiega l’avvocato Stefano Bof, «seguivano semplicemente le sue attività anche nel suo interesse. Nel corso del processo verrà dimostrata la loro estraneità ai fatti contestati». «La coppia ha posto in essere una serie di coportamenti con l’obiettivo di sostituirsi alla madre», ha spiegato invece, da parte sua, l’avvocato Brugioni.
Il reato di sottrazione consensuale di minorenni viene contestato a «chiunque sottrae un minore, che abbia compiuto gli anni quattordici, col consenso di esso, al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, ovvero lo ritiene contro la volontà del medesimo genitore o tutore». Il reato è procedibile solamente su querela di parte ed è prevista la reclusione fino a due anni. «La pena», è previsto dal codice penale, «è diminuita, se il fatto è commesso per fine di matrimonio; è aumentata, se è commesso per fine di libidine».
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