Commesso porta t-shirt della concorrenza, cacciato per la foto postata su Facebook

TREVISO. Un commesso licenziato dopo aver pubblicato sul proprio profilo Facebook alcune sue immagini mentre indossava la t-shirt di uno stilista concorrente. Una cameriera alla quale il titolare del bar in cui lavorava ha intimato di far togliere le sue immagini che circolavano in rete mentre partecipava alla festa di un altro locale, altrimenti avrebbe perso il proprio lavoro.
Violazione della privacy o licenziamento per giusta causa? Si tratta di un terreno scivoloso ad oggi poco regolamentato. Eppure i contenziosi di lavoro scatenati da frasi e immagini giudicate inappropriate e pubblicate sui social network sono in continuo aumento, anche nella Marca. Un caso recentissimo riguarda un commesso di un negozio di alta moda di Pieve di Soligo: sul suo profilo Facebook aveva pubblicato alcune foto mentre, all’interno del negozio, indossava alcune t-shirt di punti vendita concorrenti e particolarmente riconoscibili. Subito ripreso dal suo datore di lavoro, il fatto aveva duramente incrinato il rapporto tra i due, fino al licenziamento. Contro il quale il giovane ha deciso di ricorrere: il caso finirà in aula.
Un’altra vicenda riguarda invece una barista di Conegliano, assunta part time in due locali del centro. Quando il titolare di uno dei due locali scopre alcune sue foto che circolavano in rete mentre prendeva parte a una festa organizzata dal secondo bar in cui la giovane lavorava, le chiede subito di ottenere la rimozione di quelle foto dal web. Inutile ogni tentativo della giovane di spiegare al suo capo che sarebbe stato difficile, ma soprattutto che si trattava di una richiesta fuori luogo: quelle immagini non ledevano in alcun modo l’immagine del suo locale e la loro rimozione, a suo avviso, implicava una limitazione della sua libertà personale. Ma l’uomo non ha voluto sentire ragioni. Per ora la ragazza non ha ancora perso il lavoro, ma ha deciso di ricorrere al giudice per far valere il suo diritto di poter pubblicare sui social le proprie immagini mentre partecipa a una festa. I due casi, approderanno presto in aula, seguiti dall’avvocato Francesco Paladin. «Si tratta di una casistica in continuo aumento», spiega il legale. Toccherà al giudice stabilire chi ha ragione, ma si tratta di una materia nuova, per la quale si registrano pochi casi e non ancora regolamentata. «Si tratta di una tematica difficile», spiega Paladin, «che presenta diverse sfaccettature. Una riguarda il tempo che i lavoratori passano su internet, in siti non appropriati, o al telefonino durante l’orario d’ufficio. In numerosi casi questo è regolamentato, comunque è previsto un limite di tollerabilità». Altra cosa invece è se un utilizzo troppo disinvolto da parte dei dipendenti dei social network ( con conseguente danno d’immagine all’azienda) sia da considerarsi causa di licenziamento: «In questo caso la questione è molto più delicata: è un equilibrio complesso tra i diritti all’immagine, il diritto della personalità e l’obbligo di fedeltà al datore di lavoro».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








