Colline patrimonio Unesco i prof: «Percorso in salita»

Farra. Lo storico Gasparini e l’economista Sacco raffreddano gli entusiasmi  «L’ammissione avviene anche per dinamiche politiche. E ora l’Italia è debole»
FARRA DI SOLIGO . È improbabile che il nostro territorio possa essere inserito, a breve, tra i siti “patrimonio dell’umanità”. Lo pensa lo storico, Danilo Gasparini, ne è convinto l’economista, Pierluigi Sacco, che nella tavola rotonda di sabato organizzata a Farra da Primavera del Prosecco e da Latteria Soligo sul tema “La nostra terra. Un percorso di qualità verso l’Unesco”, hanno raffreddato gli entusiasmi. Il prof Sacco ha consigliato di non mitizzare il riconoscimento dell’Unesco perché se il processo non si accompagna a una spinta continua di cambiamento e dinamismo, se diventa una specie di suggello a una realtà che resta ferma, il rischio è di ingessare un’area che deve evolversi per competere su scala globale. «L’ammissione», ha spiegato Sacco, «non avviene solo per motivi di merito, ma è legata a complesse dinamiche geopolitiche, e in questo momento l’Italia è in una posizione debole». C’è da disperarsi? Stando al docente di Economia della Cultura allo Iulm di Milano molto si può e si deve fare a prescindere. Il suggerimento è di innovare. «Appoggiarsi psicologicamente a un riconoscimento esterno che di fatto codifica», ha aggiunto Sacco, «rischia di essere, per il territorio del Prosecco Superiore, un ulteriore fattore di irrigidimento». Il 2018 sarà l’anno europeo del patrimonio culturale e Sacco, che sarà il consigliere speciale del Commissario Europeo (ruolo che lo vedrà impegnato nella stesura dell’agenda delle politiche culturali), da Farra ha anticipato che non si punterà sulla celebrazione, ma su innovazione e capacità di lavorare sul patrimonio locale come strumento di trasformazione. Tradotto: nella storia, come ha ben illustrato durante il suo intervento Danilo Gasparini, il territorio cambia ed evolve. Lo sforzo da compiere è quello di trasformare le esperienze passate in una premessa per un nuovo modo di guardare ai nostri prodotti, al territorio e alla qualità della vita di chi ci vive. C’è bisogno inoltre di una nuova generazione di imprenditori che sappia esplorare possibilità diverse, incuriosirsi verso ciò che non sa. «Stiamo facendo il contrario», ha detto Sacco, «arroccandoci su ciò che sappiamo. Un territorio che vuole essere innovativo non può fare così». Tuttavia «l’innovazione non è solo tecnologica ma di sistema, digitale», avverte Roberto Masiero, docente Iuav, «e la qualità, nella globalizzazione, non è semplicemente capacità artigianale e autenticità. Le parole chiave sono sicurezza alimentare, efficienza tecnologica, capacità distributiva e processo di socializzazione (essere social)». Nessuna amarezza se il riconoscimento dell’Unesco non dovesse arrivare. Piuttosto: politici, amministratori, residenti e imprenditori si impegnino a porre le basi oggi per la competitività di domani. «Il campo enogastronomico deve rinnovarsi e relazionarsi con l’innovazione culturale», ha concluso Sacco, «Scomettiamoci con i fatti».




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