Cent’anni di volti e storie Favero racconta Loria

Oggi alle 17 in sala Visentin la presentazione del libro curato dal tipografo Una ricerca iniziata nel 1992 raccogliendo vecchie foto in bianco e nero

LORIA. Sere e sere passate a studiare i volti ritratti nelle foto di gruppo, uscite da buste lise dal tempo e conservate in fondo a cassetti e bauli. Ore e ore a leggerne con un rispetto quasi devoto e una passione instancabile le storie, ricostruendo le vite di chi ha abitato a Loria dal 1880 al 1975. Quasi cent’anni documentati da vecchie foto, rigorosamente in bianco nero. All’avvento del colore, il tipografo Luigi Favero si è fermato nella sua ricerca. E oggi, alle 17, nella sala Visentin, svelerà il suo lavoro, iniziato quasi per scherzo nel 1992 con la prima rimpatriata dei Loriati nel Mondo. Presenterà il libro “Loriati”, un titolo didascalico per un’opera poderosa che racconta l’orgoglio di un paese. Quattrocento pagine, in prevalenza immagini, una presentazione per ognuno dei 16 capitoli di cui si compone e poi soprattutto tante didascalie a corredo delle foto. «Ogni persona ritratta», riferisce il risultato della sua ricerca certosina, «ha un nome». Una sorta di nuovo battesimo «per non far morire quei ragazzi, i loro padri, i loro figli, i nostri nonni». Ha curato tutto da solo, forte di una passione per il paese e per la sua storia uniche. «Certo», ammette, «magari a volte il mio italiano zoppica, ma questo è il mio paese, sono i miei ricordi». Ogni foto fa rivivere un passato che Favero vuole fermare evitando che sbiadisca nel passaggio inesorabile del tempo. Ci ha messo anche la sua esperienza di tipografo - è il titolare delle Edizioni Kappadue Arti Grafiche di Ramon - nel “restaurare” quelle piccole foto conservate gelosamente dai tempi in cui cellulari e selfie non avevano ancora annullato il valore del ritratto. E così ecco riprendere vita i piccoli, grandi personaggi di Loria. C’è il prete partigiano don Giuseppe Menegon, parroco-imprenditore per dare lavoro ai disoccupati del paese; c’è il comandante partigiano Primo Visentin “ Masaccio”; c’è il corridore ciclista Giovani Zandonà. E con loro anche la gente comune. Favero, noto per la prodigiosa memoria che gli è servita in questa imponente impresa, ricorda, tra le altre, «quelle 14 foto di gruppi cattolici che il parroco volle immortalare nel 1927 chiamando il fotografo Garatti da Treviso». Così sfilano contadini, uomini di chiesa, sportivi, partecipanti alle gite paesane, partiti e poi caduti al fronte delle due guerre mondiali, bimbi dell’asilo parrocchiale fondato ne 1923, .... Un’umanità vera che emoziona il suo scopritore. «Dietro a ogni volto c’è una storia», rivela Favero, «E sto già pensando di approfondire le vite di quei personaggi incredibili che ho incontrato in queste foto: il mugnaio, il carrettiere, il moeta, il contadino, ... ». Collegata alla presentazione del libro, anche una mostra di foto d’epoca allestita fino a domenica 3 giugno nella sala della biblioteca.

Alessia De Marchi

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