Treviso, Casa dei Carraresi riapre dopo due anni: «Creiamo una rete di musei»

Casa dei Carraresi riapre dopo due anni con oltre 200 opere delle collezioni di Fondazione Cassamarca. Il progetto proseguirà a Ca’ Spineda e Monte di Pietà

Marina Grasso

Casa dei Carraresi cambia veste. Ed è magnifica. Torna alla città dopo due anni di chiusura dei piani espositivi, il palazzo duecentesco di via Palestro, che non sarà più soltanto sede di mostre temporanee, ma primo tassello del museo diffuso che Fondazione Cassamarca costruirà nelle proprie sedi del centro storico.

Oltre duemila metri quadrati accolgono ora più di duecento opere delle collezioni artistiche della Fondazione: il Novecento italiano e veneto di Vedova, Tancredi, Santomaso, Saetti e Pizzinato, accanto ad altri nuclei che spingono il percorso fino alla contemporaneità.

La collezione

L’allestimento di Silvia Burini e Giuseppe Barbieri accosta grandi nomi della pittura italiana, e veneta in particolare, non in ordine cronologico ma secondo affinità visive e concettuali nei tre nuclei “Spazi”, “Forme” e “Figure”.

Un nuovo museo diffuso per Treviso, riapre la Casa dei Carraresi

Colori delle pareti, luce e architettura entrano così nel percorso, lasciando al visitatore la libertà di costruire collegamenti fra opere e artisti diversi. A Ca’ dei Brittoni, tra gli affreschi medievali, la pittura lascia poi il posto ai quattro cicli scultorei di Bruskin riuniti in “Sull’orlo del tempo”, cui si affianca l’archivio dell’artista.

Per Luigi Garofalo, presidente di Fondazione Cassamarca, è l’inizio di un progetto inseguito a lungo: rendere stabilmente accessibili raccolte finora visibili solo in parte. Ieri mattina era raggiante: «Qui si incrociano i tesori della Fondazione, soprattutto la grande donazione di monsignor Bortolan, e le opere donate da Grisha Bruskin nel 2025. Due nuclei arrivano da New York, dove richiamavano pubblico da tutto il mondo: confido abbiano la stessa capacità di fascinazione anche a Treviso, e di offrire un motivo in più per visitare la città».

Gli altri spazi

La seconda tappa del progetto riguarda Ca’ Spineda, già aperta alle visite guidate, dove gli spazi espositivi saranno ampliati entro fine anno per accogliere anche una raccolta recentemente donata di oltre centoventi icone, alcune particolarmente grandi, che sarà ordinata secondo un preciso criterio filologico.

Particolarmente attesa la terza tappa, il Monte di Pietà, acquistato dalla Fondazione nel 2004 e che Garofalo confida di riaprire nella prima parte del 2027.

«Il problema non è tanto la Cappella dei Rettori, ma il resto dell’immobile, per anni sede di uffici: servono interventi per l’accessibilità, qualche adeguamento interno e le autorizzazioni della Soprintendenza». Il progetto comprenderà anche l’ala affacciata sulla piazzetta, tornata nella disponibilità della Fondazione dopo la chiusura del Cloakroom e dello storico “La Pace”.

«La Pace riaprirà secondo le caratteristiche che aveva un tempo. Non occuperà più la piazza, che finalmente ha riavuto le magnifiche proporzioni che aveva prima; sarà un caffè centralissimo al servizio di tutta la città e accanto potrebbe trovare posto anche un bookshop legato alle esposizioni».

Nei primi tempi l’accesso alle collezioni resterà senza biglietto; alcuni spazi saranno invece destinati alla rotazione delle opere della Fondazione, il cui solo Fondo Bortolan ne comprende oltre tremila. Ieri, a Casa dei Carraresi, Garofalo voleva parlare soltanto dell’inaugurazione e, sulla richiesta di un milione alla Provincia per Villa Franchetti, contestata dal Sant’Artemio, ha tagliato corto: «Non è il momento di parlarne. Oggi parliamo di arte», definendo comunque ottimi i rapporti istituzionali. Qualche parola in più l’ha concessa sull’università, dopo la polemica di settembre per gli accordi fra Comune e atenei di Padova e Venezia, destinati a lasciare immobili della Fondazione.

Dall’università ai teatri

«La politica universitaria la fanno i rettori e gli organi dell’università; quando gli immobili si libereranno, decideremo che cosa farne. Non abbiamo nessun problema di riempimento».

E ribadisce la missione dell’ente: «La Fondazione non deve fare l’università in seconda o la sanità in seconda. Deve esserci dove mancano gli enti di supporto: nell’arte, nella musica, per i giovani». E in questa direzione ha citato il progetto di un istituto di studi superiori giuridico-filosofici per giovani studiosi dopo il dottorato. Garofalo si è mostrato invece molto disponibile a parlare di Teatri Trevigiani, la nuova società che gestirà Eden e Teatro delle Voci, entrambi della Fondazione, che oggi ne detiene il 48,97% mentre la maggioranza è affidata ad artisti e operatori.

«È un esperimento bellissimo: normalmente gli artisti vengono chiamati per il singolo progetto; qui amministrano loro. È un autogoverno degli artisti». La Fondazione, aggiunge, è pronta anche a ridurre ancora la propria quota per fare spazio ad altri artisti. E anticipa: «Stanno lavorando a una stagione vera e propria, che partirà tra fine ottobre e novembre: ci saranno concerti, un ciclo teatrale e altri appuntamenti in primavera. Mi piacerebbe anche immaginare serate dedicate alla poesia».

 

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