Giovane ferito da un’esplosione, l’ordigno era una bomba artigianale
Le indagini sull’incidente a Cappella Maggiore, il ragazzo ha avuto la mano danneggiata ma poteva avere conseguenze peggiori. Gli inquirenti: «Più potente del più pericoloso dei petardi»

È stato un ordigno artigianale, costruito in casa, a far esplodere la mano del 29enne domenica pomeriggio, 22 febbraio, a Cappella Maggiore. Un ordigno confezionato per essere ben più potente di un qualunque petardo di libera vendita, e pure di un petardo casalingo.
Lo confermano i carabinieri che sono intervenuti sul luogo dell’incidente dopo l’intervento del 118 e che ora stanno facendo il quadro su quanto accaduto. Si sarebbe trattato di fatto di una bravata, col giovane che sale in auto con la fidanzata e giunto in un luogo isolato tira fuori l’ordigno per farlo esplodere davanti ai suoi occhi ma si ritrova vittima della sua stessa creazione, con una mano a pezzi e tre dita staccate.
«L’ordigno è esploso non appena innescato» hanno spiegato i carabinieri, «non lasciando al 29enne di fatto nemmeno un secondo per lanciarlo o allontanarsi». A riprova che fosse stato costruito in casa, forse scaricando polvere da sparo da altri petardi regolari in una nuova confezione costruita senza tenere conto delle norme di sicurezza o della accortezze costruttive. Fortunatamente l’involucro era di cartone, ed è andato completamente distrutto, altrimenti gli effetti avrebbero potuto essere ben peggiori.
La tipologia dell’ordigno lo assimilava più ad una bomba carta che ad un razzo, «di certo non poteva essere equiparabile a nessuno dei più potenti petardi venduti in armeria o nei negozi autorizzati».
Dai militari l’ovvia raccomandazione a non fabbricare né maneggiare simili strumenti, e tenersi ben lontani da chi decide di «giocare col fuoco». Quanto accaduto a Cappella Maggiore insegna quanto devastanti possano essere le conseguenze di chi non rispetta il consiglio, capaci di durare per la vita. Operato una volta portato in elicottero all’ospedale, il ventinovenne potrebbe non riacquistare pienamente la mobilità della mano rimanendo segnato a vita da una bravata fatta ancora senza una ragione particolare.
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