Ronde casalinghe: è braccio di ferro tra i residenti di via Giovanna D’Arco, a Canizzano, e Ca’ Sugana. Residenti che vogliono vigilare «pacificamente»sul quartiere, bersagliato dai ladri. E mercoledì sera hanno cominciato a farlo in grande stile. Andando contro alla linea del sindaco
Giovanni Manildo, che ha detto: «Non fatelo, è troppo pericoloso».
Niente da fare: Canizzano tira dritto. Ma la tensione è alle stelle, tanto che lunedì un addetto alla lettura dei contatori dell’acquedotto per conto di Ats, scambiato dai residenti per un ladro, se l’è vista brutta. Il vicecomandante della polizia municipale di Treviso
Roberto Mazzon conferma: «Siamo dovuti intervenire per evitare il peggio, ma scriverò all’Ats poiché l’addetto non aveva con sé documenti: è chiaro che in una situazione simile, per colpa della sua negligenza, poteva succedere il guaio. Chi legge i contatori deve essere sempre riconoscibile».
E uno dei residenti,
Luciano Musso, dice: «Il responsabile della lettura dei contatori, in modo sgarbato, ha risposto a un condòmino di essere un incaricato Ats ma senza mostrare documenti: allora sono stati chiamati i vigili, che hanno tranquillizzato i residenti».
E sempre i residenti di via D’Arco hanno rilanciato: «Vigileremo sul nostro quartiere ogni giorno, dalle ore 18 alle 24 e oltre, armati solo di pile elettriche e telefonini. Siamo esasperati, ma allo stesso tempo persone pacifiche: vogliamo solo difendere le nostre case». Così hanno avviato il «Coordinamento per la sicurezza del cittadino». Di fatto, anche se la parola non piace, sono vere e proprie ronde «casalinghe», anzi di «condominio»: prevedono un percorso, che nelle 6 ore verrà fatto più volte, dall’incrocio del cimitero di Canizzano al confine con Quinto.
Ma prima hanno pianificato l’operazione in una riunione, a cui era stato invitato anche il consiglio comunale. Ma si sono fatti vivi solo i rappresentanti dell’opposizione:
Davide Acampora di Fratelli d’Italia e il capogruppo della Lista Gentilini
Giuseppe Basso, che ieri sera sono tornati sul posto per la «perlustrazione»: Acampora per parteciparvi, Basso e altri leghisti - anche perché il governatore
Luca Zaia ha detto che le ronde, antica invenzione leghista, sono una esperienza archiviata - solo per portare la loro solidarietà: «Hanno comunque ragione a manifestare la loro rabbia, il loro sentimento di abbandono da parte delle istituzioni», dice Basso. E Acampora: «È gente tranquilla, ma stanca: verrà a manifestare anche al prossimo consiglio, ma preparerà anche una lettera da mandare alla Regione e ai vertici delle forze dell’ordine, procuratore prefetto e questore in testa, per chiedere più controlli e rinforzi per vigili, carabinieri e polizia. Vogliamo raggiungere almeno le mille firme».
Ma le ronde sono comunque un pericolo per chi le fa. Lo ha ribadito ieri il sindaco Manildo in un vertice sulla sicurezza in prefettura: «Invito i cittadini a non mettere in piedi pattugliamenti improvvisati del territorio: si devono limitare a segnalare movimenti sospetti alle forze dell’ordine, ma senza uscire in strada. E Ats pretenda che i suoi incaricati che vanno a leggere i contatori abbiano i tesserini di riconoscimento».
Interviene anche
Francesco Mattia Mari, presidente di Ascoltare per Costruire: «Dopo i fatti di via Giovanna D’Arco la nostra associazione, che ha sede nella via, invita la politica ad abbassare la tensione sulla sicurezza e a instaurare un clima costruttivo con le forze dell’ordine. Certo la rabbia dei residenti è comprensibile ma bisogna stare sempre attenti a evitare eccessi diventando pericolosi».
Intanto
Luigi Calesso di Impegno Civile pizzica Zaia: «Si dice preoccupato per le ronde di cittadini che ritiene pericolosamente inesperti: è una conversione sulla via di Venezia per Zaia, già entusiasta teorico della efficacia delle ronde padane?».