Trent’anni fa la tragedia Butan Gas, la vedova del custode Parisotto: «Si sacrificò per salvarci»

A Paese il ricordo dell’inferno al deposito il 15 marzo 1996. La vedova di Gottardo Parisotto: «Ci disse di non accendere nulla e correre via». Morì anche l’operaio Claudio Mardegan, undici pompieri rimasero feriti

Savina Trevisiol
La cerimonia in cimitero per le vittime della Butan Gas
La cerimonia in cimitero per le vittime della Butan Gas

Un momento di silenzio, i fiori deposti sulle tombe e una comunità riunita nel ricordo. Trent’anni dopo l’esplosione del deposito Butan Gas, Paese si è fermata domenica 15 marzo per commemorare una delle pagine più drammatiche della sua storia. Autorità, vigili del fuoco, familiari delle vittime e cittadini si sono ritrovati per rendere omaggio a Claudio Mardegan e Gottardo Parisotto, i due lavoratori che il 15 marzo 1996 persero la vita nel disastro che sconvolse il paese.

Nel suo intervento la sindaca Katia Uberti ha ricordato quanto quell’evento abbia segnato profondamente la comunità. «Siamo qui per fare memoria di una tragedia che ha cambiato per sempre il nostro paese» ha detto. Il pensiero è andato anche agli undici vigili del fuoco del comando di Treviso rimasti feriti mentre intervenivano per mettere in sicurezza l’impianto.

Il sacrificio di Parisotto

Il ricordo della tragedia passa soprattutto dalle testimonianze delle famiglie. Graziella Cremonese, vedova del custode Gottardo Parisotto, ricorda i minuti che precedettero l’esplosione. «È stato lui a dirci di andare via subito» racconta. «Si era accorto che la situazione stava diventando pericolosa».

Parisotto fece anche spingere fuori dall’impianto un’auto a mano, senza accendere il motore, per evitare che una scintilla potesse innescare il gas che stava saturando l’aria attorno al deposito. «Ci disse di non accendere niente e di correre via». La famiglia riuscì ad allontanarsi in fretta. «Avevamo appena attraversato la statale quando abbiamo sentito lo scoppio dietro di noi». Uno dei figli era già a scuola, mentre lei fu costretta a fuggire con l’altro bambino. Parisotto rimase invece nello stabilimento nel tentativo di gestire l’emergenza e limitare i danni, un gesto di responsabilità e coraggio che contribuì a evitare conseguenze ancora più gravi per il paese.

Andrea era a scuola

Anche la famiglia di Claudio Mardegan continua a portare il peso di quella giornata. Gianfranca Agnoletto e Andrea Mardegan, moglie e figlio dell’operaio, hanno ricordato l’importanza di trasmettere questa memoria alle nuove generazioni.

«Essere qui dopo trent’anni significa ricordare quello che è successo e far capire ai giovani quanto sia importante la sicurezza sul lavoro. Ricordo tutto come fosse ieri, appena saputo di quanto accaduto mi precipitai li con la mia bicicletta, circa 1 km, ma non mi fecero passare». Andrea Mardegan racconta come quella mattina sia rimasta impressa nella sua memoria. «Ero a scuola a Treviso, quinta superiore al Giorgi e vedemmo questa nuvola di fumo dalle finestre. Dopo un paio d'ore iniziarono a circolare delle voci su quanto accaduto e subito pensai a mio padre».

L’allontanamento dei residenti

Il ricordo vive anche tra i residenti della zona, molti dei quali furono costretti ad abbandonare le proprie case nelle ore successive e, mentre i vigili del fuoco lavoravano per mettere in sicurezza l’area, agli altri cittadini più distanti fu consigliato di lasciare comunque le abitazioni e di tenere le finestre aperte per evitare che eventuali perdite dalle tubazioni saturassero gli ambienti con il gas.

Quella del 15 marzo 1996 fu una tragedia che molti definirono un disastro annunciato: il deposito Butan Gas si trovava ormai circondato dalle abitazioni e, la presenza di grandi quantità di Gpl a pochi passi dalle case, aveva alimentato timori già da tempo.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso