Botte a ragazzino autistico prosciolti autista e volontario

Hanno seguito un programma di lavori socialmente utili presso una cooperativa, la Onlus “Fare Natura” di Montebelluna (che si occupa di manutenzione del verde), Gianmaria Ferrari, 65 anni, e Fabio Marin, 27 anni, per estinguere il reato per il quale erano finiti a processo: abuso di mezzi di correzione nei confronti di un ragazzino autistico. Per Marin, ieri, il giudice Michele Vitale ha pronunciato sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato in quanto ha completato il programma, mentre per Ferrari (difeso dall’avvocato Federico Partele) l’udienza è stata rinviata al 15 aprile prossimo per verificare che abbia completato il programma e, in tal caso, proscioglierlo dalla pesante accusa.
Il fatto per il quale i due imputati si sono ritrovati davanti a un giudice del tribunale di Treviso risalgono al 27 ottobre 2015. Un vicenda che rimbalzò per diversi giorni sulle cronache dei media locali. Ferrari, autista, e Marin, volontario di una coop, stavano trasportando con un pulmino dei ragazzi a casa quando un quindicenne autistico fu colto da una crisi che lo rese aggressivo nei confronti dei ragazzi che gli sedevano vicino. Appena il conducente fermò il pulmino, il ragazzo scese di corsa e si lanciò contro gli operatori. Che, secondo l’accusa, cercarono di calmarlo con mezzi certo non ortodossi: percuotendolo con calci agli arti inferiori e qualche pugno al dorso e colpendolo al capo con una bottiglia d’acqua in plastica. Operatore e volontario stavano effettuando il trasporto per conto della cooperativa Agorà di Castello di Godego, che accoglie casi difficili che arrivano anche da fuori provincia.
La testimonianza di una donna innescò l’indagine della Procura sfociata con l’inchiesta per abuso di mezzi di correzione. Gli imputati si sono sempre difesi sostenendo che nulla di violento fu fatto nei confronti del ragazzino e i loro difensori sarebbero stati pronti anche a entrare nel merito del processo. Per una questione di economia processuale, invece, gli imputati hanno scelto di aderire a un programma di “messa alla prova” per estinguere il reato. –
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