Banda dell’Audi gialla, chiesti due anni per l'autista

Terrorizzarono il Nordest con il bolide contromano in autostrada, il pm chiede la condanna dell’autista: altri due latitanti
Due anni di reclusione per quelle folli corse in autostrada, anche contromano, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia a bordo della famigerata Audi gialla, modello RS4, nel gennaio del 2016, oltre che per la ricettazione della potente auto e per due furti in abitazione messi a segno a San Donà. Questa la richiesta del pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto per Lulezim Rama, detto Vasil, 36enne albanese (ieri presente in aula) considerato l’autista dell’Audi gialla che dopo le scorribande era stata data alle fiamme nella campagna di Oné di Fonte. Ieri era fissata la prima udienza dell’istruttoria davanti al giudice monocratico Enrico Ciampaglia ed erano stati convocati i primi testimoni del pm, tra cui due ragazzi di Ferrara, appassionati d’auto, che un mese e mezzo prima dei fatti avevano visto l’Audi gialla e, incantati dal bolide, l’avevano fotografata e avevano parlato proprio con Rama. Ma in apertura dell’udienza, il colpo di scena. Il rappresentante della Procura e i difensori dell’imputato, gli avvocati Stefania Pattarello di Venezia e Antonino Denaro di Prato, hanno trovato l’accordo per la produzione integrale degli atti contenuti nel fascicolo delle indagini tra cui i brogliacci, le denunce di furto, la denuncia di furto dell’Audi a Malpensa, la relazione del Ris di Parma sul biglietto autostradale. Con l’accordo tra le parti è stato possibile saltare la fase istruttoria, che sarebbe durata mesi, arrivando direttamente alla discussione.


Nella requisitoria, il pm ha ricordato gli episodi che hanno visto protagonista l’Audi gialla: dai furti a San Donà al rifornimento di carburante immortalato dalle telecamere del distributore, e poi lo sfondamento della barriera autostradale a Spinea fino al pagamento dell’autostrada al casello di Vicenza Nord. È proprio dalle impronte lasciate da Rama sul biglietto - 18 i punti di contatto riscontrati dal Ris di Parma - oltre che dall’incrocio dei dati ricavati dallo stesso biglietto e dalle telecamere, che si arriva all’identificazione dell’autista che è stato arrestato in Grecia ed estradato in Italia.


L’auto, invece, venne trovata carbonizzata nella campagna di Oné di Fonte, vicino alla casa di un albanese in contatto con il fratello di Rama, che a gennaio aveva dato ospitalità anche all’imputato. Dopo l’incendio dell’auto, l’albanese proprietario di casa era stato intercettato: «Si prenda le sue cose e se ne vada», diceva riferito all’autista. Secondo il pm, non c’è dubbio che Rama fosse alla guida dell’auto, abbia tenuto condotte pericolose e abbia partecipato in concorso ai furti in casa. «Hanno fatto errori gravi: hanno usato un’auto rubata sfidando le forze dell’ordine», ha detto il pm. L’avvocato Pattarello ha sottolineato come il quadro indiziario sia pesante per la ricettazione e la resistenza, più labile per i furti, chiedendo quindi l’assoluzione per mancanza di prove per quest’ultimo reato e il minimo per gli altri. Appuntamento a venerdì per la sentenza. Irreperibili gli altri due componenti della banda.


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