Bambini investiti nel cortile di casa: cinque tragedie in dodici anni nella Marca Trevigiana
Dalla tragedia di Zero Branco ai casi di Casier, Borso del Grappa e Possagno: negli ultimi dodici anni cinque bambini sono stati investiti durante manovre nei cortili di casa

Bastano pochi secondi. Una retromarcia nel cortile di casa, un bambino che sfugge allo sguardo dell’adulto, un’auto che si muove. Il tempo di un attimo, dal quale non si torna più indietro.
Poi il silenzio, le sirene dell’ambulanza, una famiglia distrutta per sempre. Il senso di colpa infinito di chi resta. Nella Marca Trevigiana è già successo cinque volte negli ultimi dodici anni. Quattro bambini sono morti investiti nel contesto familiare per un errore fatale di un parente che stava facendo manovra.
La tragedia più recente
L’ultimo dramma si è consumato mercoledì sera a Zero Branco, dove un bambino di appena un anno e mezzo è morto investito dall’auto condotta dalla nonna nel giardino dell’abitazione.
L’urto improvviso, i disperati tentativi di rianimazione dei sanitari del Suem 118, andati avanti per oltre un’ora, e una comunità rimasta senza parole. Una tragedia che riporta alla memoria altri episodi analoghi, accomunati dallo stesso tragico denominatore: nessuna imprudenza deliberata, nessun gesto volontario, ma un bambino sfuggito al controllo dei grandi proprio nell’istante in cui il veicolo si mette in movimento.
Sono drammi che si consumano nel posto che dovrebbe essere il più sicuro: il cortile di casa, il giardino, il vialetto davanti al garage. Luoghi familiari dove i bambini giocano ogni giorno e dove, invece, una semplice manovra può trasformarsi in una tragedia irreversibile. Inoltre, chi è al volante non è uno sconosciuto, ma quasi sempre una persona che ama profondamente quel bambino: un padre, una madre, un nonno o una nonna. Due anni fa era già successo.
Casier, Borso e Possagno
Un’altra svista fatale. Questa volta a Dosson di Casier, è l’aprile del 2024, quando un bambino di 20 mesi, Matteo Vidali, è stato investito mortalmente nel cortile di casa. Il piccolo si trovava dietro l’auto del padre ed è stato travolto durante una manovra di retromarcia. L’uomo non si era accorto della sua presenza. Una tragedia che sconvolse l’intera comunità e riportò all’attenzione un rischio tanto raro quanto devastante. Nel maggio del 2017 il dramma si ripeté a Borso del Grappa.
Un bambino di due anni riuscì a sfuggire per pochi istanti al controllo della madre e corse improvvisamente dietro all’automobile guidata dal padre che stava uscendo dal cortile di casa. Anche in quel caso la retromarcia si trasformò in un dramma senza possibilità di rimedio.
Risale al dicembre del 2014 un episodio pressoché identico. A Possagno un bimbo di appena tredici mesi morì dopo essere stato investito dall’auto del padre nel cortile dell’abitazione. Gli accertamenti successivi esclusero qualsiasi responsabilità penale del genitore: una tragica fatalità, una concatenazione di eventi impossibile da prevedere e ancora più difficile da accettare.
Il caso del trattorino
La cronaca recente racconta anche un episodio che, fortunatamente, non ha avuto un epilogo mortale ma che dimostra quanto il rischio riguardi anche altri mezzi utilizzati negli spazi domestici. Lo scorso aprile, a Loria, una bambina di diciotto mesi rimase schiacciata sotto un trattorino tagliaerba condotto dal padre durante una manovra nel giardino di casa. In un primo momento venne ipotizzata l’amputazione della gamba, ma una serie di delicati interventi chirurgici ha permesso di evitare il peggio, stabilizzando le condizioni della piccola.
Le indagini accertarono che le gravissime lesioni erano state provocate dallo schiacciamento di una ruota e all’epoca il padre venne indagato per lesioni colpose gravissime, come atto dovuto. Sta di fatto che in tutti questi episodi le piccole vittime hanno un’età compresa tra uno e due anni. Bastano pochi secondi per allontanarsi da chi li sta sorvegliando e avvicinarsi a un mezzo in movimento.
Per il conducente, soprattutto durante una retromarcia, individuarli può essere estremamente difficile a causa dell’altezza ridotta dei bambini e degli angoli ciechi, che non rendono completa la visuale di tutti gli spazi di movimento, anche utilizzando gli specchietti. Fortunatamente, negli ultimi anni, la tecnologia ha fatto passi avanti anche sul fronte della sicurezza.
Molte automobili di nuova generazione sono dotate di sensori di parcheggio, telecamere posteriori e sistemi che consentono di visualizzare sul display l’area dietro al veicolo, segnalando la presenza di eventuali ostacoli durante le manovre. Strumenti preziosi, che possono contribuire a ridurre il rischio, senza però sostituire l’attenzione del conducente.
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