Automobile sabotata: indaga la Procura
Ieri è stata interrogata l'amica-fiorista: «Sono state manomesse tre ruote». I carabinieri del Ris hanno scoperto nei bagni tracce di sangue della donna. I due figli non erano ubriachi dopo la cena
ODERZO. L'episodio è inquietante. E prezioso ai fini investigativi. Graziella Barbiero, l'operaia di 52 anni, uccisa nella sua villa di Faè, subì ad agosto il sabotaggio dell'auto. Lo ha rivelato alla tribuna l'amica della donna, la fioraia di Cimadolmo che è stata sentita ieri dalla Procura; oggi toccherà al meccanico chiamato a riparare la vettura. La circostanza era comunque nota agli investigatori: l'aveva riferita Elisa Baldissin, ex nuora della vittima. A lei, Graziella, aveva rivelato anche di chi sospettava. La nuova circostanza, se confermata, potrebbe appesantire la posizione dei figli di Graziella, Brian e Benjamin e del marito Claudio Baldissin, accusati dell'omicidio. Fioraia e meccanico dal pm. Era una mattina dello scorso agosto quando Graziella Barbiero uscì di casa con l'Alfa 155 azzurro metallizato, l'auto che aveva in uso. Percorse poche centinaia di metri e si accorse che qualcosa non andava, sentiva strani rumori. Decise allora di fermarsi e rivolgersi a un meccanico. Per questo chiese aiuto all'amica Rosaria Nigro, titolare della fioreria «Rosy» di piazza Martiri, a Cimadolmo. «Mi domandò se conoscevo un meccanico - ha raccontato la negoziante - Io gliel'ho indicato e con il meccanico è tornata nella sua casa di Faè scoprendo che i bulloni dell'auto erano stati svitati». Circostanza, questa, confermata alla tribuna dallo stesso meccanico: tre ruote erano state manomesse e se la donna avesse continuato il viaggio in auto, avrebbe rischiato un drammatico incidente.
Graziella si spaventò e raccontò l'accaduto non solo all'amica Rosaria, ma anche a Elisa Baldissin, ex moglie del figlio Benjamin. La giovane ha riferito questo episodio ai carabinieri, subito dopo l'omicidio di Graziella. «Era molto colpita, spaventata dall'accaduto e mi disse di chi sospettava - ha spiegato Elisa agli investigatori - Si parlò di fare denuncia per tentato omicidio». La donna non lo fece, ma alla vicina di casa riferì di avere paura. Chi e perché sabotò l'Alfa 155? Il sostituto procuratore Antonio Miggiani, titolare delle indagini sull'omicidio, ha sentito ieri la fioraria; oggi toccherà al meccanico che riparò la vettura. La difesa si ribella: «Non ci sto a questo gioco al massacro - dice Stefano Pietrobon, legale dei fratelli Baldissin - Non ritengo di dover puntualizzare alcunché rispetto a questa ridda di notizie che non trovano riscontro negli atti in nostro possesso. Si tratta di circostanze riferite da Graziella Barbiero in un momento di forte conflittualità: userei pertanto molta cautela nel ricondurre la vicenda ai fatti di cui ci occupiano in questi giorni». E l'avvocato Roberto Nordio, difensore del marito Claudio: «Se ciò fosse accaduto e Graziella avesse sospettato i suoi familiari, allora, perché non ha riferito l'episodio ai carabinieri quando è andata a denunciare marito e figli?» Riesame e sangue.
Questa mattina l'avvocato Nordio depositerà per il suo assistito l'istanza di scarcerazione davanti al tribunale del Riesame. E, sempre questa mattina, l'avvocato Pietrobon sarà in Procura per chiedere l'autorizzazione a entrare nella villa di Faè dopo i Ris. Che, nella villa, hanno trovato con il luminol tracce di sangue in tutti e tre i bagni. Sull'esclusione dei legali dall'attività di repertazione, continua la polemica tra difesa e Procura. «Inammissibile che sia stato escluso il difensore - ha osservato Nordio - Una cosa è l'ispezione e un'altra la perquisizione e la repertazione: il Codice stabilisce che il difensore ha diritto di parteciparvi. Altrimenti gli atti sono nulli». Il marito dal pm. Intanto l'avvocato Nordio sta accarezzando la possibilità di far interrogare Claudio Baldissin. L'uomo, davanti al gip, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Interrogato l'amico. I carabinieri hanno sentito l'amico nella casa del quale Brian e Benjamin trascorsero la notte prima del delitto: il giovane ha confermato che i due si trattennero fino alle 4.45 e che non erano ubriachi.
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