Gli atleti paralimpici si raccontano: «Prima viene la persona, poi la disabilità»
All’evento a Montebelluna anche Simone Rech, campione italiano 50 rana e dei 100 misti. De Noni, ex atleta e già presidente di Sport Life: «L’attività fisica per le persone con disabilità è strategica, ma è difficile trovare spazi per praticarla»

Prima la persona, poi la prestazione e soltanto dopo la disabilità. È il cambio di prospettiva emerso sabato 12 settembre a Montebelluna, nell’incontro che ha aperto il fine settimana della Giornata dello sport, andata in scena domenica 13.
Sul palco atleti paralimpici e protagonisti dello sport inclusivo hanno raccontato incidenti, ripartenze e risultati, ma anche un ostacolo meno visibile: per chi ha una disabilità è ancora difficile trovare società, impianti e discipline accessibili. «Lo sport è di tutti e devono farlo tutti», ha detto nei saluti iniziali l’assessore comunale allo Sport Andrea Marin.
«Forza, volontà e passione: abbiamo molto da imparare». Un concetto ripreso da Mauro Vettoretti di 6’S Team Montebelluna, che ha spiegato la scelta di mostrare «atleti, uomini e donne che lavorano per superare i limiti anche davanti a situazioni che cambiano la vita».
Per Cristiano Marin, capo dell’area pedemontana di Banca delle Terre Venete, l’obiettivo è «costruire per il territorio una cultura di valore» fondata su sacrificio, dedizione e resilienza: «Lo sport incarna un senso di comunità».
A chiarire il taglio dell’incontro è stato Fabio Deon, intervenuto per Fondazione Sportsystem: «L’evento è nato dall’idea di coinvolgere atleti veri, ma da un punto di vista diverso. Prima vengono le persone e le performance, poi la disabilità: non è facile scardinare la visione comune».
La questione dell’accesso è stata sollevata da Carlo De Noni, ex atleta e già presidente di Sport Life. «Lo sport per le persone con disabilità è strategico, ma è difficile trovare spazi per praticarlo», ha osservato. «Le squadre sono poche e molte società non hanno un settore dedicato».
Sport Life ha permesso di ripartire a Simone Rech. Nuotatore già prima dell’incidente del 2017, è tornato in vasca dopo sette anni e oggi gareggia nelle competizioni paralimpiche con la società montebellunese.
«Mi sono impegnato con la squadra e l’allenatore», ha raccontato. «Ora sono campione italiano dei 50 rana e dei 100 misti, oltre ad aver conquistato il bronzo nella staffetta mista ai campionati italiani». Una funzione non soltanto agonistica. Nicolò Toscano, atleta padovano della nazionale di rugby in carrozzina e vicepresidente del Cip Veneto, ha definito lo sport «uno strumento di reinserimento e rivalsa sociale». All’attività sul campo affianca quella istituzionale: «Stiamo cercando di aumentare il numero di ragazze e ragazzi con disabilità che praticano sport».
Il presidente regionale del Comitato italiano paralimpico Davide Giorgi ha indicato quattro direttrici di lavoro: «Università, sanità, mondo dello sport Coni e scuola». La visibilità prodotta dalle Paralimpiadi di Milano Cortina, ha aggiunto, deve ora diventare partecipazione stabile. È una ripartenza anche quella di Yari Poli, atleta di Moriago impegnato nell’ultracycling e nel paraciclismo.
«La passione è nata da bambino con la bicicletta», ha spiegato. «Sono arrivati anche i risultati». Dallo sport ai viaggi, la sfida culturale è la stessa per Roberto Lachin ed Elena Travaini, entrambi non vedenti.
Lachin, judoka con esperienza nella nazionale paralimpica, dal 2020 ha ideato “Motto Podcast”, dedicato all’inclusione e ai viaggi. Insieme a Travaini, ballerina e ideatrice di “Blindly Dancing”, progetto di danza al buio che invita il pubblico a ballare bendato per superare barriere e pregiudizi, e al cane guida Roger Rabbit visita Paesi diversi per raccontarne l’accessibilità, servendosi anche delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.
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