Artigiano evasore in lacrime «Giudice, colpa della banca»

Rino Covre, 70 anni, si commuove in aula dove è a processo per il mancato pagamento dell’Iva: «Non l’ho fatto per dare lo stipendio ai miei dipendenti»

VITTORIO VENETO. «Purtroppo le banche ci hanno chiuso i rubinetti e alcuni clienti non ci hanno pagato. Abbiamo cercato di tenere duro e abbiamo sempre pagato i dipendenti, loro per me sono come figli». Così ieri l'imprenditore vittoriese originario di Fregona, Rino Covre, 70 anni, si è commosso testimoniando nell'aula del tribunale di Conegliano. Ha pianto di fronte al giudice monocratico, addolorato per la situazione che sta vivendo, a suo dire per colpe non sue. La sua impresa, che prende il nome del titolare, commercia prodotti per bici e moto. È andata in grave difficoltà, «strozzata da una parte dalle banche e dall'altra da clienti che non hanno pagato le forniture», ha raccontato l’imprenditore al giudice. In mezzo è arrivato, come una spada di Damocle, un procedimento penale, con una multa da 30 mila euro a causa l'omesso versamento dell'Iva. Nel 2008 non ha pagato 154 mila euro dell'Iva entro il termine previsto per dicembre 2009. Così è scattata la segnalazione alla Procura e l'inevitabile sanzione da decine di migliaia di euro. L'imprenditore attraverso il suo avvocato si è opposto alla condanna per evasione fiscale emessa dal gip di Treviso. Con l'Agenzia delle entrate ha trovato un accordo per la rateizzazione del suo debito, ma il procedimento penale a suo carico prosegue. Ieri si è così aperto il processo. Covre spera che le accuse possano cadere o almeno attenuarsi. «Io non ho figli, i miei dipendenti sono come dei figli» ha raccontato l'imprenditore, con la voce rotta dall'emozione «io ho sempre preferito pagare gli stipendi e i contributi». La ditta ha una decina di dipendenti. Tra i testimoni è stata chiamata l'impiegata contabile, da 28 anni dipendente, che ha confermato quanto testimoniato dal titolare. «All'epoca abbiamo dovuto rientrare immediatamente di fidi dalle banche per oltre 500 mila euro» ha spiegato. Non avendo più accesso al credito e, anzi, dovendo pagare per non rischiare di fallire, l'azienda si è trovata di fronte a un bivio: non corrispondere parte delle tasse o lasciare senza stipendio intere famiglie. Il tutto, non perchè la ditta Covre fosse in dissesto, ma perché non era stata pagata un'ingente fattura. «Eravamo esposti a causa di un cliente che non aveva pagato» ha aggiunto la ragioniera «abbiamo avuto l'obbligo di pagare l'Iva anche su conti che non erano stati saldati». La difesa ha depositato una serie di documenti per ricostruire la complicata vicenda. Nel processo erano stati chiamati nove testimoni. Diversi ieri erano assenti, alcuni giustificati, altri no. Per ascoltare le altre persone chiamate dalla difesa per sostenere la propria tesi, il procedimento è stato aggiornato al 21 ottobre in tribunale a Treviso.

Diego Bortolotto

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