Ance: nella Marca 700 mila fabbricati rimasti invenduti
di Enrico Lorenzo Tidona
TREVISO
Con 700 mila immobili invenduti la Provincia di Treviso rischia di trasformarsi in un cimitero di calcestruzzo. Il boom del mattone, scoppiato con la fine del 2008, ha lasciato sul campo migliaia di appartamenti, fabbriche, uffici, negozi e capannoni, diventati ora scheletri vuoti in cerca di un nuovo utilizzo. «Buona parte di questo invenduto è frutto della speculazione proliferata negli anni passati – è il giudizio del presidente dell'associazione dei costruttori trevigiani Claudio Cunial, che ieri ha snocciolato cifre da capogiro – Troppa gente si era messa a costruire senza sapere bene come farlo e a chi vendere. Pura euforia che ha visto imprenditori e commercianti di altri settori riciclarsi come costruttori inquinando un mercato ora altamente depresso». Secondo gli imprenditori edili, però, proprio l'invenduto potrebbe essere la leva attraverso la quale risollevare gli acquisti in campo immobiliare. «Ormai non ci sono più appalti pubblici sufficienti né nuove commesse per tutti – spiega Cunial – mentre abbiamo case e strutture costruite negli ultimi anni che sono già obsolete. Con qualche accorgimento e una giusta riqualificazione queste potrebbero tornare ad essere appetibili, senza per questo mangiare altro terreno. Il mercato delle costruzioni è infatti in forte recessione, gli indici sono tutti negativi. Il governo Monti ci ha imposto tasse per tirarci fuori da una situazione già compromessa, senza offrire un rilancio al nostro settore che è trainante per l'economia. Se non cambierà qualcosa il 2012 e il 2013 saranno anni catastrofici». Dal 2008 a oggi, l'Ance ha contato una perdita occupazionale di 1.700 unità in provincia di Treviso (-20%), senza dimenticare gli effetti sull'indotto. Secondo i calcoli dell'associazione la perdita di un posto di lavoro in una ditta di costruzioni comporta la perdita di altri 6 posti all'interno della filiera. «Per far capire come può funzionare ed essere efficace la riqualificazione, proporremo ai nostri associati di recuperare un edificio invenduto ancora da individuare in provincia, che verrà portato a nuova vita e poi destinato ad attività probabilmente culturali – continua Cunial, pronto inoltre a indire una guerra contro la proliferazione delle partite Iva – Non c'è più controllo ormai. Insieme alle associazioni artigiane rappresentiamo 3.500 aziende contro 15 mila partite Iva costituite da lavoratori e manovali che non hanno nessun controllo. Chiederemo perciò di regolamentare il nostro settore facendo passare al vaglio di una commissione quanti intendono svolgere attività edile».
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