AEROPORTO»LE TRATTATIVE

Marchi, numero uno di Save. E Manildo, sindaco di Treviso che peraltro ha anche la delega piena all’aeroporto. Faccia a faccia ieri in municipio a Treviso, per trovare uno spiraglio con cui uscire dallo stallo del nuovo «Canova», bocciato senza attenuanti dalla commissione Via del ministero, e dare un futuro al San Giuseppe. Una «roadmap» che potrebbe passare per un tavolo tecnico, o una commissione che riprenda in mano i nodi del contendere - numero di voli e di passeggeri, tutela ambientale, salvaguardia del territorio di Treviso e Quinto interessato dal progetto. I bene informati dicono che il Comune potrebbe anche aprire su alcune istanze di Save, ma sempre nel rispetto di ambiente e territorio, in cambio di un ruolo più centrale, di «regia» nella gestione dello scalo, senza per questo contestare gli assetti azionari e di potere. Tanto più che Ca’ Sugana, grazie al concambio, riceverà un assegno di 2,5 milioni. «E non si sputa nel piatto dove si mangia» ricorda un veterano di Ca’ Sugana esperto di aeroporti.
A freddo, ieri a Ca’ Sugana, toni più pacati. Ma schietti. Manildo ha chiarito a Marchi che il Comune non accetta aut aut (a caldo, appresa la notizia della bocciatura del progetto da 131 milioni, il presidente di Save aveva detto che avrebbe chiuso l’aeroporto trevigiano per scegliere altri scali) e ha riconfermato direttamente a Marchi la linea del Comune: nessuno sviluppo senza il rispetto di ambiente e salute dei cittadini. Anche Marchi ha ribadito la posizione ferma di Save , che controlla anche il «Canova», da quando nel 2007 ha preso la maggioranza in AerTre. E cioè «la consapevolezza dell’importanza del Canova per la città», che è anche quella del «necessario sviluppo dell’aeroporto a beneficio del territorio trevigiano», tanto più dopo la concessione per 40 anni e rilasciata dal ministero, gli investimenti già fatti (40 milioni spesi sui 131 complessivi del progetto di ampliamento).
Alla fine nessun muro contro muro, ma la volontà di trovare un percorso per uscire dallo stallo. E fra le varie possibilità, sarebbe prevalsa l’ipotesi di una gruppo di lavoro speciale che affronti le questioni su cui da anni si fronteggiano gli opposti schieramenti. A cominciare dai voli. E ufficiale: il 30 settembre sono stati superati i 16.300 voli annui, limite stabilito dalla antica concessione e poi ribadito per due volte dal Ministero, l’ultima appunto con il pronunciamento della commissione Via di venerdì. Come si comporterà ora Save, nella gestione dell’aeroporto? Sin qui la linea era quella di sforare il tetto dei voli, a scapito di controlli verifiche e sanzioni, persino delle inchiesta penali sollecitate a colpi di esposti in Procura dal comitato anti ampliamento.
Intanto, però, anche San Giuseppe deve fare i conto con una riduzione di voli e passeggeri: rispetto al 2013 è di circa il 10%.
Manildo, comunque, ha annunciato ieri a Marchi che il comune ha varato due iniziative per ribadire il suo disegno di un aeroporto calibrato sul territorio». La prima è una vasta offerta culturale di eventi in grado di trattenere più turisti in città, coordinata in prima persona dall’assessore Luciano Franchin. Il secondo uno studio più esatto sui flussi dei turisti che atterrano al Canova ma poi prendono altri lidi, fuori dalla Marca, con mezzi di trasporto extraprovinciali. Gianni Garatti, neopresidente di AerTre e noto albergatore, vuole rafforzare, oltre agli hotel, l’intero settore turistico a Treviso e provincia. Ma come ha detto Manildo ieri ai Trecento (dove sono volate scintille fra Caldato, Pd, e Zampese Lega sul piano di rischio dello scalo, tuttora al vaglio di Enac) , «non basta mettere un cartello per fermare i turisti». È stato Garatti, nel weekend, a mediare fra Marchi e Manildo. L’incontro di i eri però era in agenda da tempo.
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