Acitelli, un poeta prestato ai condomini

Si è aggiudicato la terza edizione del premio «Castello di Serravalle»
Fernando Acitelli si è aggiudicato la terza edizione del premio nazionale «Castello di Serravalle» per il testo di un monologo teatrale con «Millesimi condominiali». La premiazione dello scrittore e poeta romano, autore di numerose opere tra le quali «La solitudine dell'ala destra» del 1998 e «Blu di Seneca» del 2006, è avvenuta venerdì al Castrum di Vittorio Veneto, poco prima della messa in scena di «Nema problema» di Luisa Forte da parte di Andrea De Ceccon, testo vincitore della scorsa edizione, con la centro il tema della guerra in Croazia nel 1992, «un qualcosa che pare oggi più lontano della Seconda Guerra Mondiale».


La Giuria, presieduta da Gian Antonio Cibotto e composta da Giovanni Antonucci, Paolo Coltro, Sergio Garbato, Giancarlo Marinelli ed Emanuela Leoni, ha anche segnalato «Euthalia» di Luisa Stella. Protagonista una donna, il monologo racconta di problemi quotidiani legati alla convivenza condominiale sui quali si abbattono una serie di tematiche importanti, quali quella legata all'amore. L'intreccio tra sensualità e cavilli giuridici diventa allora il detonatore di una condizione umana strana, minimale forse, ma che si lega con forza alla volontà di riuscire a stare al mondo a tutti i costi.


Acitelli, perchè tutto questo si svolge in un condominio?

«Perchè ci sono moltissime persone che stanno male affrontando proprio i problemi del condominio. Diventano fatti quotidiani drammatici, sono la realtà che insegna tante cose».


Poeta, narratore, drammaturgo. Preferenze?

«La poesia è la molla di tutto, è ciò che ti consente di entrare nelle vite minori degli altri. Tutto il resto viene da sè».


Romano romano?

«Da aver paura quando esco dalle mura aureliane!».


Il rapporto con il Veneto?

«In un anno sono venuto 3 volte a Vittorio e una a Montebelluna. Il romano, dopo una battura, ti entra in casa, con il veneto l'inizio è più difficile, ma poi il rapporto si fa davvero profondo, carnale quasi».


Cosa si è voluto dire in questi “Millesimi di condominio”?

«Che la storia, come diceva Properzio, nasce da una cosa minima».

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