Abusi con Whatsapp: i presidi di Treviso ai ripari

Regolamenti, divieti, corsi per ragazzi: «Un limite agli eccessi»

TREVISO. Perfette per comunicare in tempo reale e sempre a portata di mano. Così le nuove tecnologie sono entrate prepotentemente in classe, dove stanno spopolando come strumento di comunicazione tra alunni, genitori e docenti. Tramite Whatsapp ci si scambia un po' di tutto, informazioni sui compiti, foto degli appunti, notizie sulla pizza di classe e commenti. Una prassi ormai consolidata, non senza qualche pericolosa deriva, come dimostrano alcuni episodi capitati di recente nel nostro Paese. Dal dramma vissuto da una dodicenne di Pordenone, che ha tentato il suicidio dopo essere stata vittima di cyberbullismo, al caso di una bambina lombarda, esclusa dalla gita di classe perché autistica. Ma il repertorio è variegato. Decine le situazioni in cui le chat di classe si trasformano in tribunali dell'inquisizione. Da Nord a Sud molti presidi hanno sentito la necessità di regolamentare l'uso dei social. Anche a Treviso le scuole si stanno organizzando. C'è chi ha redatto un regolamento sull'utilizzo delle nuove tecnologie, chi sta promuovendo incontri a tema e chi ha coinvolto “l'animatore digitale”, un docente esperto di informatica per fare prevenzione contro cyberbullismo, sexting e gioco d'azzardo online.

Per arginare questi rischi il liceo Duca degli Abruzzi si è appena dotato del “Vademecum dell'uso del cellulare e dei dispositivi elettronici e digitali a scuola”. Il manuale riporta il divieto di utilizzare il cellulare in classe, ma anche durante i viaggi di istruzione, ad eccezione dei casi in cui sono ragioni didattiche a giustificarne l'accensione. «Stiamo cercando di gestire l'avvento delle nuove tecnologie coinvolgendo tutta la comunità scolastica» conferma la preside Maria Antonia Piva «i giovani devono uscire dall'idea di gioco e divertimento che hanno verso il telefonino e la messaggeria sociale, e la scuola deve metterli nelle condizioni di capire l'enorme potenziale ma anche la pericolosità di questi strumenti». Tra le altre iniziative abbracciate dalla sua scuola, c'è anche l'attivazione di un corso di educazione digitale. «Vogliamo uscire dall'ottica del puro divieto e far capire ai ragazzi e alle famiglie che il mezzo va padroneggiato rispettando delle regole, con una certa morigeratezza e con la consapevolezza delle conseguenze che le proprie azioni possono avere verso se stessi e verso gli altri» aggiunge la dirigente.

Qualcosa di simile sta facendo anche il liceo Canova. «Abbiamo innovato il nostro regolamento, specificando che il cellulare non può essere utilizzato durante le ore di lezione per una duplice ragione: evitare le distrazioni e rispettare il docente che sta insegnando», spiega la preside Maria Rita Ventura, che periodicamente sensibilizza anche i rappresentanti dei genitori a un impiego intelligente del digitale, così da garantire la privacy e il diritto alla riservatezza di ogni internauta.

All'istituto Riccati-Luzzatti, invece, si sta portando avanti un progetto contro il cyberbullismo, al quale gli studenti possono aderire individualmente. Al Giorgi-Fermi si lavora in concerto con la Polizia Postale. «Durante l'anno abbiamo previsto una serie di incontri con le forze dell'ordine per spiegare agli studenti quali possono essere le conseguenze di un uso scorretto delle nuove tecnologie», sottolinea la vicepreside Maria Tranquillin, «fortunatamente non ci sono stati segnalati episodi negativi, ma non va mai abbassata la guardia. Ben vengano le nuove tecnologie, quando possono facilitare l'apprendimento e la comunicazione».

 

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