AAA: cercansi gattare di buona volontà

Hanno i sedili dell’auto perennemente cosparsi di peli dei gatti che recuperano ovunque. Lasciano da parte le faccendedi casa «perché prima ci sono loro da sfamare». Vanno poco dal parrucchiere, perché «tanto i quattro zampe appena le vedono, corrono loro incontro felici anche se hanno i capelli fuori posto». E se anche hanno famiglia, riescono a trovare mezza giornata da spendere dietro i banchetti dell’associazione, per vendere gadget che servono a sostenere le attività di volontariato. Queste signore speciali sono le gattare, donne dal grande cuore a misura di felino, che mettono il loro amore al servizio delle colonie di mici che popolano città e, soprattutto, periferie. Sono poche al momento, per far fronte a tutte le necessità ed emergenze che ci sono: più di un centinaio le colonie nelle zone limitrofe a Treviso, composte da una ventina di «abitanti»ognuna. Perciò la LAV lancia un appello a tutti coloro che hanno a cuore gli animali e un paio di ore libere al giorno, da spendere per prendersi cura di loro. «Siamo purtroppo pochissimi volontari tra LAV, OIPA e ENPA, - spiega Silvia Meriggi della LAV - perché seguire le colonie non vuol dire solamente portare qualcosa da mangiare, una volta al giorno. Bisogna anche catturarli per la sterilizzazione ed evitare che si moltiplichino. Purtroppo, la gente non vuole spendere soldi per sterilizzare il proprio animale e abbandona i cuccioli in ogni dove, quando non li ammazza». Un problema che sembra non avere soluzione. Fra 15 giorni comincia la stagione degli amori tra felini, che sfocia in parti multipli a iniziare da aprile. Evento che si ripete da giugno-luglio in poi. Ogni gatta riesce a figliare fino a sei micetti, e le nuove femmine possono essere già mature sessualmente dopo sei-otto mesi. «In campagna c'è ancora la barbara usanza di lasciare che la gatta di casa partorisca i piccoli, che vengono affogati subito in acqua o addirittura seppelliti vivi! Nella migliore delle ipotesi qualcuno ci chiama chiedendo di portarli via». Non bisogna dimenticare che i piccoli hanno bisogno della loro mamma fino a due mesi d’età, prima di diventare autosufficienti. Ad ogni modo, le colonie vengono continuamente allargate dai tanti abbandoni. «Noi volontari - continua Silvia - catturiamo i nuovi arrivati con le apposite gabbie e li portiamo ai veterinari dell’Usl per farli sterilizzare. Solo tre alla settimana, il numero che spetta ad ogni associazione. Troppo poco e sarà ancora meno, visto che adesso che la Regione ha ordinato di tagliare queste spese. Il resto è tutto a spese nostre, cure e cibo, anche se questo dovrebbe essere a carico dei Comuni in cui esistono le colonie: anche i gatti sono cittadini del sindaco». C'è da dire che l'impegno, o meglio il «lavoro», della gattara è di grande utilità sociale. Dovrebbe essere riconosciuto almeno moralmente dalle amministrazioni locali. L'amore per gli animali è una ricchezza che viene trasmessa al prossimo, riduce i conflitti interpersonali e migliora il senso civico. Per contattare Silvia chiamare il 340.6793735.
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