«A un passo dal baratro ce l’ho fatta con la famiglia»

Parla Paolo,trevigiano, titolare di una piccola azienda lasciatagli dal padre. «Con la congiuntura ero finito in un tunnel: Life Auxilium mi ha rimotivato»
Una foto di archivio dell' 8 luglio scorso di un metelmeccanico in una fabbrica di Bologna. ARCHIVIO - GIORGIO BENVENUTI-ANSA - DEF
Una foto di archivio dell' 8 luglio scorso di un metelmeccanico in una fabbrica di Bologna. ARCHIVIO - GIORGIO BENVENUTI-ANSA - DEF

TREVISO. «Ero depresso, disperato, ma grazie alla mia famiglia ho trovato la forza di andare avanti ». Paolo, nome di fantasia perché vuole mantenere l’anonimato, è un imprenditore che ce l’ha fatta. Uno che si è avvicinato pericolosamente alla soglia del non ritorno, ma che ha saputo trovare la strada per tornare indietro. E per restare vivo. Paolo ha 42 anni e da 20 lavora nell’azienda di famiglia specializzata nel campo dell’ illuminazione. Un anno fa, a causa della crisi economica, è entrato nel tunnel della depressione. È in quel momento che si è rivolto allo sportello di Confartigianato AsoloMontebelluna Life Auxilium in cerca di sostegno psicologico. «C’è una demotivazione a livello globale», dichiara l’imprenditore che proprio oggi festeggia il suo compleanno, «La mia è un’azienda di famiglia che esiste da 33 anni», racconta il quarantaduenne, «Ci lavorava mio padre, inizialmente era un’officina meccanica. Poi, con il tempo, abbiamo iniziato la produzione artigianale nel settore dell’illuminazione. Vengono realizzate vere e proprie opere d’arte per il mercato italiano e adesso anche livello internazionale . Fino a 4 anni fa c’erano un centinaio di aziende come la mia, adesso siamo rimasti solo in due. E noi, che avevamo 15 dipendneti, siamo rimasti con 8». La crisi economica è diventata anche crisi personale: un tunnel senza via d’uscita. «La mia vita e la mia giovinezza le ho trascorse qua dentro», racconta Paolo, «Nessun rimpianto, ma mentre i miei amici il venerdì sera andavano a divertirsi mentre io preparavo preventivi e fatture. In un certo senso ho bruciato presto le tappe da per diventare un imprenditore. E ora?». Per il quarantaduenne un anno fa l’obiettivo principale era quello di capire come risollevarsi economicamente e psicologicamente, «Non sapevo a chi chiedere aiuto, ho contattato lo sportello di Confartigianato dove l’associazione mette a disposizione una équipe di specialisti tra cui due psicoterapeuti e uno psicologo. È stato un grande sostegno morale per il momento che stavo attraversando. In quel periodo stava calando il lavoro non vedevo più prospettive concrete e alternative». Chiudere l’azienda era diventato oramai un chiodo fisso: «La mia famiglia mi è stata vicina, mia moglie, i miei figli, i genitori e gli amici che spesso vengono a darmi una mano in azienda mi sono di grande aiuto». Ma tutto questo non bastava: «Mi sono rivolto a Confartigianato, mi hanno proposto di fare dei corsi qualificati sotto il profilo manageriale. E mi hanno rimotivato. Certo, l’incertezza per il mio futuro e quello dei miei dipendenti resta e così cerco sempre di trovare nuovi stimoli. Tutto questo lo faccio per la mia famiglia e soprattutto per i miei figli perché gli vorrei dare e garantire un futuro. Qui, in Italia». Nota dolente per l’imprenditore però è quello delle banche e dei fidi erogati con il contagocce. «Certamente in questo momento difficile le banche non aiutano noi imprenditori», spiega il quarantaduenne, «Se all’improvviso mi trovassi di fronte all’opportunità di fatturare più del solito non potrei farlo perché non avrei la liquidità necessaria per pagare i fornitori con l’alto rischio di perdere commesse importanti ».

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