Il barbiere paga la multa con shampoo e profumi

VALDOBBIADENE. Paga la multa con shampoo, profumi e tinte per capelli: «Ho preso ispirazione dall’oste Cesare De Stefani, che ha pagato con una mucca». La singolare protesta contro la polizia locale, che gli aveva redatto un verbale di 419 euro per un’insegna pubblicitaria non autorizzata, è andata in scena ieri mattina in municipio a Valdobbiadene, ad opera del barbiere Dino Diserò. Si è presentato allo sportello con una borsa piena di merce, il cui valore sarebbe equivalente a quello della multa: perplessi gli impiegati, infuriato il comandante della polizia locale, ma alla fine la proposta, come per la mucca di De Stefani, è stata messa agli atti, in attesa di capire come procedere.
Parte ancora da Valdobbiadene, quindi, un’altra rivolta contro la burocrazia e lo Stato, e c’è il concreto rischio che pagare le multe con beni materiali che non si utilizzano più, al posto del denaro liquido, diventi un’abitudine diffusa. Dino Diserò, barbiere di Valdobbiadene con una bottega in pieno centro, aveva il dente avvelenato: una multa di 419 euro per l’insegna pubblicitaria della sua bottega, ridotta a 300 euro se l’avesse pagata entro cinque giorni. «Quell’insegna è lì da sei anni, da quando ho aperto il mio negozio. Ma se ne sono accorti adesso. Hanno fatto un sopralluogo alle 7.30 del mattino, qualche giorno fa, quando non c’era nessuno, e mi hanno staccato la multa. Essendo a meno di 15 metri dalla strada, dovevo presentare richiesta in Comune per l’insegna. Ma io che ne so? E soprattutto, se sono lì da sei anni, perché non me l’hanno detto subito? Bastava un po’ di buon senso».
Diserò resta affascinato dalla singolare protesta di De Stefani, titolare dell’Osteria senza Oste, che si è presentato allo Spisal di Montebelluna con una mucca e una vitellina, per pagare una sanzione di 1.750 euro relativa a un documento mancante nel contratto di assunzione di un dipendente. E così anche il barbiere decide di mettere in atto una protesta simile: «Ho seguito le orme dell’oste. Se non abbiamo soldi, paghiamo con la merce. Sono arrivato in municipio con alcuni prodotti, soprattutto shampoo, tinte, acqua ossigenata, e un diffusore. Ho lasciato lì tutto, facciano quello che vogliono. Mi sembra che abbiano accettato l’offerta, io non ho ripreso nulla». Una protesta che, secondo il barbiere, si sarebbe potuta evitare con un po’ di buon senso: «Sono stufo di essere maltrattato. Mi avevano già processato, in passato, con l’accusa di aver costruito nel retrobottega un vero e proprio appartamentino, ma ho dimostrato che non era vero e sono stato assolto. Ora questa contravvenzione, sei anni dopo l’installazione dell’insegna, e senza che nessuno mi avesse detto niente».
Il caso ha già suscitato parecchio scalpore, e il paese si divide, come aveva fatto per la mucca di De Stefani: protesta legittima, o c’è il rischio che qualcuno ora paghi sistematicamente le multe con prodotti che non utilizza più? Sia l’oste che il barbiere, tuttavia, sostengono di aver agito così perché non hanno denaro contante. «In questo caso lo Stato mi avrebbe pignorato qualcosa», aveva spiegato De Stefani, «tanto vale che anticipi io».
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