Lega, Coin stravince E' lui il nuovo segretario

La vigilia diceva Coin, il voto lo ha stra-confermato: con 485 voti contro 182, Dimitri Coin demolisce la concorrenza di Mirco Lorenzon nella corsa a due per la poltrona di segretario provinciale della Lega Nord di Treviso. La sentenza che esce dal congresso al Bhr Hotel è netta, senza appello. Vittoria di Zaia contro Tosi? Tutti fanno a gara di «ma no, la Lega è unica», ma è palese come il verdetto, soprattutto con queste proporzioni, metta un sasso nella bilancia degli equilibri regionali in casa Carroccio.
Non c’è stata partita. Erano 1.013 i militanti chiamati a votare, lo hanno fatto in 667: quasi il 73% ha scelto Coin, in pratica tre su quattro (solo cinque le schede bianche). Lorenzon ha tentato tutte le mosse da ultimo minuto, persino sul filo di un regolamento non scritto: all’ingresso del Bhr Hotel di Quinto due gentili signorine (tra qualche protesta pacata di qualcuno) distribuivano un pieghevole patinato con la foto di Mirco e domande tipo «Coin ospiterebbe a casa sua un profugo: è davvero della Lega Nord?». Hanno risposto i voti.
Il duello. Uno dei temi caldi di questa volata per la segreteria provinciale è stato proprio quello dell’immigrazione. Coin ha aperto uno spiraglio («ma parlo dei rifugiati, non di chi arriva con Mare Nostrum, quelli sono clandestini da respingere», precisa), Lorenzon ha cercato di incunearsi in queso pertugio dialettico per dilaniare la credibilità “verde” dell’avversario. Non c’è riuscito.
Obiettivo regione. Ora il mantra è: tutti uniti, ci sono le regionali. L’obiettivo imminente del 2015 e le macerie - relative - degli ultimi risultati elettorali (18% alle europee nella Marca), per non parlare delle travagliate dimissioni dell’ultimo segretario, Giorgio Granello, impongono di rimboccarsi le maniche e di dimenticare ben presto questo ballottaggio dai toni accesi. Entrambi i candidati lo hanno ribadito, nel microfono di fronte la platea al Bhr: «Le regionali e il referendum per l’indipendenza del Veneto ora sono la vera sfida», ha detto Lorenzon, «Zaia candidato unico», ha sottolineato Coin.
Il pienone. Alle dieci del mattino il parcheggio del Bhr e la viabilità alla fine della tangenziale sono già in tilt. Arrivano tutti: Gobbo e Gentilini, Dussin e Da Re, Muraro, Basso, Zampese, Caner, Fanton, Schiavon, Zaffaina e via gli altri. È stata presentata come una sfida tra le due anime della Lega, ha vinto quella zaiana. Chi si è fatto attendere è proprio Luca Zaia: arriva un po’ in ritardo, si sofferma fuori a salutare e chiacchierare, ma poi il suo (dopo quelli dei due candidati segretari) sarà un discorso pieno di Carroccio pride, orgoglio leghista.
No Mose. Senza scomodare gli smoking bianchi, il presidente della Regione Veneto sottolinea alla platea come «nessun leghista sia rimasto implicato nello scandalo del Mose». La Lega è pulita, insomma, oltre che «unita dopo questo voto per un obiettivo chiaro, le regionali del prossimo anno». Zaia smonta pure i movimenti venetisti, invita a dire «no ai neo-separatisti, noi abbiamo approvato una legge per l’indipendenza del Veneto un anno prima di quanto abbia fatto la Catalogna. Il Veneto merita di diventare come la Scozia». Intanto si merita un segretario, a Treviso: si vota, e il responso è chiaro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








