Un fascicolo in Procura sull’Osteria senza Oste

VALDOBBIADENE. La Procura di Treviso ha aperto un fascicolo sull’Osteria senza Oste. Al vaglio degli inquirenti ci sono i fatti descritti da Cesare De Stefani, l’oste, nel suo esposto: la Procura, al termine delle indagini, valuterà se nell’attività degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate si sono delineati profili di reato. Secondo l’avvocato difensore di De Stefani, Roberto Dissegna, «ci sarebbero gli estremi per i reati di abuso d’ufficio, e di tentata concussione». Va sottolineato che l’attività di indagine della Procura non comporta, in questa fase, alcuna assunzione di responsabilità.
L’Agenzia delle Entrate sostiene infatti di avere sempre agito correttamente nei confronti del signor De Stefani. In quel rustico tra Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, secondo gli uomini del Fisco si svolgerebbe a tutti gli effetti un’attività commerciale in nero. Ci sono i “prezzi” esposti sulla merce (l’etichetta riporta la scritta: “Valore”), c’è una cassetta delle offerte che ogni giorno si riempie, senza che il titolare dell’attività paghi un solo euro di tasse su quei guadagni.
Secondo De Stefani, invece, la tesi del Fisco non starebbe in piedi: nessuno è costretto a pagare, né tantomeno a rispettare il valore della merce indicato. Si tratta di semplici offerte: 7-800 euro al mese, cui vanno tolte le spese di gestione del sito.
In aggiunta, nel suo esposto alla Procura riporta minuziosamente una serie di conversazioni registrate durante i suoi colloqui con gli agenti delle Entrate: De Stefani sostiene che l’accertamento del Fisco all’Osteria senza Oste «è frutto di una vera e propria ritorsione». Una guerra aperta col Fisco iniziata con gli accertamenti all’attività vera e propria di De Stefani, il salumificio in centro a Guia, per il quale l’Agenzia delle Entrate aveva riscontrato altri profili di evasione fiscale. Sempre secondo la tesi dell’oste, i controlli sull’Osteria sarebbero stati un modo per “vendicarsi” della mancata adesione sul contenzioso del salumificio, ovvero sul mancato accordo per definire le imposte dovute.
L’Agenzia delle Entrate, per contro, ha escluso qualsiasi intento ritorsivo dei suoi agenti: «Le frasi dei funzionari, come inserite nell’esposto, appaiono rientrare all’interno della normale dialettica ufficio-contribuente». E allo stesso modo, sostiene che quell’accertamento all’Osteria era un atto dovuto a seguito di una segnalazione del Comune.
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