Mezzo milione per 15 giorni di lavoro

Impiegata licenziata dopo due settimane di prova vince la causa durata sette anni. Poi arrivano Inail e Inps
Di Fabiana Pesci
Una donna al lavoro in un ufficio. Via libera oggi da parte del Consiglio dei ministri..all'innalzamento dell'eta' pensionabile per le donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni, come chiesto dall'Ue. SCHIAVELLA /archivio ansa
Una donna al lavoro in un ufficio. Via libera oggi da parte del Consiglio dei ministri..all'innalzamento dell'eta' pensionabile per le donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni, come chiesto dall'Ue. SCHIAVELLA /archivio ansa

Per aver lavorato appena quindici giorni come segretaria in uno studio medico guadagnerà cinquecentomila euro. Un licenziamento che equivale a una vincita alla lotteria, ma che in realtà è frutto di una lunghissima causa di lavoro, iniziata di fatto nel 2004 e terminata, con i suoi strascichi, poche settimane fa.

Il tribunale del Lavoro di Treviso ha condannato un medico al pagamento di anni e anni di stipendio (e contributi previdenziali) a un’assistente amministrativa di uno specialista, “colpevole” di averle dato il benservito dopo quindici giorni di prova. L’ha licenziata con la corresponsione della mensilità lavorata e un «arrivederci», non con una raccomandata con ricevuta di ritorno, così come prevede la legge.

Lei di computer e ricette non se intendeva per nulla, faceva la barista, ma quel medico aveva deciso di provare a prenderla con sé nel suo studio, tanto era stata raccomandata. Ma niente da fare: allo specialista non andava bene. Così, dopo 15 giorni di lavoro, aveva deciso di lasciarla a casa. Un licenziamento (avvenuto a gennaio 2004) non proprio sereno, visto che il medico aveva deciso di cambiare le serrature dello studio dopo la dipartita lavorativa della segretaria. Pochi giorni più tardi ha inizio quello che non esita a definire un incubo. Una lettera della Cgil ha aperto il contenzioso: «Alcuni giorni dopo il licenziamento mi è arrivata una lettera della Cgil, che contestava la forma di licenziamento reclamando i tre mesi di preavviso. Da lì si è aperta una causa civile che si è protratta per quasi sette anni, al posto dei canonici uno o due». Il medico è stato condannato «in quanto il licenziamento non era stato eseguito con la forma prescritta dalla legge». È il passaggio successivo che ha dato avvio al paradosso: «Il ragionamento finale è stato chiaro: visto che non fu licenziata con la forma dovuta, secondo il giudice la segretaria era ancora a mia disposizione. Sulla base di questo ragionamento avrei dovuto liquidarle le mensilità pregresse da gennaio 2004 alla data della sentenza». Questa è stata la prima doccia fredda. A nulla è valso spiegare al tribunale che il medico era in pensione dal 2004, che lo studio era stato chiuso. Lo specialista ha provato a invitarla a lavorare nella sua nuova attività, aperta in Friuli: «Lei ovviamente si è rifiutata e solo in quel momento si è concluso il rapporto di lavoro che secondo il giudice si è protratto fino al 2012». Poteva finire così? Ovviamente no. Dopo la sentenza, si è mossa la macchina della burocrazia: «A quel punto si sono svegliate anche l’Inps, che chiedeva 95 mila euro, e l’Inail con altri 25 mila. Inutile dire che subito si è presentata anche Equitalia nel ruolo di esattore per conto dell’Inps, con un ammontare odierno di 105 mila euro. Quindi due settimane di lavoro in prova della barista nel mio studio medico mi sono costate oltre mezzo milione di euro». Dopo il racconto, il medico spiega il motivo per cui ha deciso di rendere pubblica questa storia, che lui stesso definisce paradossale: «Perché questa causa è durata così tanto? E se si fosse allungata ancora di più, se avessi deciso di ricorrere contro la sentenza? Mi sono reso conto dei rischi che si prende un datore di lavoro assumendo una persona che in questo caso mi era pure stata raccomandata». Allo specialista resta una magra consolazione: «Credo di essere entrato, mio malgrado, nel Guinness dei primati». Ora ex-segretaria, Inps, Inail e avvocati aspettano che il medico inizi a staccare il maxi-assegno per due settimane di lavoro.

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