Famiglia di Paese nell’inferno di Istanbul

PAESE. In fuga precipitosa da Istanbul, mentre scoppia la guerriglia in piazza Taksim. Avventura ad alta tensione per una famiglia di Postioma: quella che doveva essere una breve vacanza in Turchia, martedì scorso si è trasformata in un incubo. «La prospettiva era attendere 24 ore in aeroporto, ma poi siamo riusciti a partire con il primo volo utile per Francoforte, per interessamento della Farnesina» racconta il professor Lino Sartori. Con la famiglia aveva colto l’opportunità di una conferenza a Istanbul di una delle figlie che ora lavora in Cina per andare a trovarla. «Eravamo preoccupati per le manifestazioni, ma non c’erano divieti per i turisti. Abbiamo comunque segnalato al Ministero degli Esteri la nostra presenza lì in quei giorni». Il professor Sartori, esperto di tematiche giovanili e di lavoro, era anche interessato a capire la situazione turca. Ha incontrato docenti universitari ed esponenti religiosi, constatando di persona che le manifestazioni al 95 per cento erano pacifiche. Ma martedì la situazione è precipitata. La polizia ha caricato i manifestanti a Piazza Taksim, il fumo dei lacrimogeni è arrivato fin dentro la casa dove i Sartori stanno cenando. Ed è arrivato loro un sms dalla Farnesina: «Abbandonate subito Istanbul». «In fretta e furia abbiamo raccolto le nostre cose e siamo scesi in strada. Intorno c’era la guerriglia: il problema era arrivare in aeroporto. Per fortuna è arrivato un taxi, una donna musulmana, forse una giornalista, che era già a bordo, ci ha detto di salire. Siamo partiti a razzo». E qualche ora prima era successo un altro episodio. Una delle figlie di Sartori era stata aggredita da un giovane: «Avevo chiesto informazioni a un diciottenne che parlava bene inglese, si è offerto di accompagnarci. Io e mia moglie siamo andati qualche metro avanti, le nostre figlie facevano foto. Ad un certo punto le abbiamo sentite urlare: il giovane aveva aggredito una di loro, hanno reagito ed è scappato». Per Sartori anche questa vicenda è emblematica di quanto sta avvenendo in Turchia: «È una situazione complessa e contraddittoria, con la gente che chiede quella democrazia che esiste solo sulla carta costituzionale, e dove è innegabile l'autoritarismo del governo, visto il rapporto uno a due tra polizia e manifestanti. E oggi in Turchia la vita delle donne non è per nulla facile. Anche se può capitare che sia una donna turca che ti mette in salvo, e rischiando grosso perché qualcuno potrebbe non gradire la sua intraprendenza e che si dimostri amica di occidentali».
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